Un esemplare di balena al largo di Cala Gonone

Fotografata sabato sera da Paolo Insolera, l’esperto che collabora con il Centro avvistamento cetacei

DORGALI. L’ultimo, emozionante incontro con i giganti del mare risale a sabato pomeriggio. Un esemplare di balena comune è stato avvistato mentre solcava placidamente le acque a due miglia al largo di Cala Gonone. Un incontro che non solo ha emozionato il gruppo di appassionati ma che rappresenta una fonte di preziose informazioni sui cetacei che abitano il Mediterraneo. «Si trattava di un esemplare di medie dimensioni, sui 12 -13 metri di lunghezza. Sicuramente giovane perché aveva pochissime cicatrici sulla pinna dorsale», racconta Paolo Insolera, l’esperto sub, nato e vissuto a Bologna da madre dorgalese e padre siciliano, che a capo del Centro avvistamento cetacei da anni osserva i mammiferi marini portando a spasso per il Golfo di Orosei chi vuole ammirare queste creature. Un appuntamento che ha il suo clou tra fine aprile e inizio maggio. E che grazie ad un’autorizzazione del prefetto di Nuoro si è ripetuto anche durante il lockdown. «Grazie all’identificazione delle balene si può intercettare lo spostamento delle loro rotte migratorie dal santuario dei cetacei tra nord Sardegna, Toscana, Liguria e Francia verso il sud», dice Insolera che con l’associazione Blue best, di cui il Centro è parte, è impegnato dal 2009 nella prima iniziativa di turismo esperienziale ed ecosostenibile nel Golfo di Orosei. Qui le balene passano tutto l’anno ma ci vogliono pazienza e fortuna per avere il privilegio di ammirarle da vicino. E non ci sono solo loro perché nelle acque antistanti la costa di Gonone si può assistere alle spettacolari esibizioni dei tursiopi e delle stenelle. E, se si è molto fortunati si possono incontrare i globicefali che vivono a grandi profondità nei canyon sottomarini. «Queste uscite di avvistamento e i loro incontri – prosegue – sono di corredo a quanto già si sta facendo lungo la costa con un progetto di ricerca». Da anni Insolera collabora con l’Università di Grenoble nell’ambito di un progetto di bio acustica subacquea. Monitorare, attraverso la rilevazione del rumore del fondale marino con il posizionamento di idrofoni sensibilissimi, la qualità dell’habitat marino lungo la costa orientale è la missione del programma universitario coordinato dalla professoressa Lucia Di Iorio. «Ogni essere marino – sottolinea Insolera – emette un suono. Più tracce sonore ci sono migliore è l’ ecosistema di base» . Il quadro che emerge è in chiaroscuro. “Il Golfo – dice il sub – nel periodo estivo è soggetto a inquinamento acustico. Le imbarcazioni hanno un impatto enorme sugli abitanti del mare. Tuttavia la presenza di pesci indicatori, come la corvina e cernia bruna presenti in abbondanza ci dicono quanto il mare sia ancora in buona salute”. Insolera ha iniziato a collaborare con l’ Università francese due anni dopo il 2007, quando durante un’immersione in apnea riuscì a fotografare un branco di balene che stazionava di fronte a Gonone. Quegli scatti riportarono l'attenzione del mondo scientifico su questo angolo di paradiso.

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