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Montarbu, polemica a suon di sonetto

Lo scontro sul risanamento ambientale si fa sentire anche in versi

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SILANUS. Non si placano le polemiche sull’intervento di risanamento ambientale in corso sulla montagna di Montarbu. Ad alimentarle è il cambio di colore sta subendo il costone roccioso che sovrasta il paese che in quattro e quattr’otto è diventato da bianco a verde-grigio-scuro, tendente al nero.

Un mutamento poco gradito dalla comunità che ormai si era abituata e affezionata al bianco che ne faceva un sito caratteristico e facilmente individuabile, anche da chilometri e chilometri di distanza.

Sull’argomento è intervenuto anche il poeta improvvisatore Totore Cappai che dopo aver raccolto il malumore dei cittadini ha preso carta e penna e scritto un sonetto in versi endecasillabi per contestare il progetto di risanamento in corso e per auspicare un ripristino che non modifichi le pareti bianche dell’are che in passato ospitava la cava della calce.

Questo il sonetto intitolato No, non b’istamos (No, non ci stiamo): «Silanos it’est c’as fattu a su monte / Lu so idinde chi est bestidu a lutu / Prima cando su sole fit de fronte / Raru quadru de biancore allutu / Po’ tempus suzzadu nd’as su fruttu / Oe postu in brazzos de Caronte / Como nieddu che inferru bruttu / A lu salvare cheret chi mi apronte / A chie est bennida sa brillante idea / De l’imbrattare de cussa colore / A lu ider dae tesu una figura fea / Paret ch’incutat timoria e terrore / Custu lu pretende sa idda intrea / De lu torrare a s’antigu risplendore». (t.c.)

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