Ospedale da campo: il caso costi

Nursind e Rsu: «Si poteva utilizzare il San Camillo a costo zero». Temussi: «Non era adeguato»

NUORO. Per i rappresentanti sindacali dei lavoratori, se dovesse rimanere con l’attuale assetto per i soli pazienti Covid a bassa intensità, l’ospedale da campo del San Francesco, che aprirà dopo la festa dell’Immacolata con l’arrivo dei 6 medici e dei 12 infermieri della Croce rossa, rischia di restare uno scatolone assai costoso – l’Ats dovrà dare in totale 364mila alla Croce rossa che lo gestirà per i prossimi tre mesi– e decisamente poco utile alla causa. Ma, aggiungono, a parte tutto, esistevano altre due strade, a costo zero o quasi, per alleggerire il carico dei reparti Covid dell’ospedale San Francesco: pagare le ore in più, in regime di “prestazioni straordinarie aggiuntive”, agli infermieri già in servizio, oppure – ed è la via che sollecitano tutt’ora – sfruttare gli spazi e il personale del San Camillo di Sorgono. Una struttura che, sottolineano, è fino a oggi sottoutilizzata, che è stata declassata ingiustamente dalla scorsa primavera, e che invece potrebbe assistere senza difficoltà i pazienti Covid, tanto più quelli di bassa intensità.

Il commissario straordinario dell’Ats, Massimo Temussi, evidentemente non è dello stesso avviso. «Prestazioni aggiuntive? Non è quella la soluzione – spiega – perché la verità è che non potevo spremere di più il personale che è già allo stremo. Il nostro obiettivo era alleggerire il carico del personale del San Francesco, non certo quello di caricargli altro lavoro, nemmeno se pagandogli le prestazioni aggiuntive. Avevo bisogno di trovare personale che non fosse già carico di lavoro, e così abbiamo fatto rivolgendoci a quello della Croce rossa». Quanto alla possibilità di sfruttare gli spazi e i professionisti dell’ospedale San Camillo di Sorgono, il commissario Temussi spiega che la cosa non è stata possibile perché in quell’ospedale «ci sarebbero stati da eseguire lavori di adeguamento troppo lunghi, e invece non potevamo più aspettare. Come gli impianti di ossigenazione. Ci serviva una soluzione veloce, invece. Ma stiamo facendo un supplemento di analisi per capire come sia possibile reimpiegare alcune strutture ospedaliere. E il San Camillo è tra questi».

«Fateci lavorare – spiega, dal canto suo, il rappresentante Rsu del San Camillo, Pier Efisio Demurtas – perché siamo un ospedale sotto-utilizzato e invece, anche per la questione Covid, saremmo stati lieti, e lo saremmo anche ora, di servire alla causa. I 20 pazienti Covid che ospiterà l’ospedale da campo avrebbero potuto essere tranquillamente seguiti da noi, a Sorgono. Ad esempio nel reparto di Chirurgia dove c’è anche l’ossigeno centralizzato e c’è il personale adeguato: si può sfruttare il personale della sala operatoria che ora non è in funzione. L’ospedale è già pronto per essere utilizzato, ha tutto il personale necessario e non devono essere fatti lavori di adeguamento: altrimenti perché anche nei giorni scorsi le ambulanze ci hanno portato pazienti Covid? Vuol dire che siamo già adeguati. E allora fateci lavorare: vogliamo dare il nostro contributo, e saremmo a costo zero, non certo come l’ospedale da campo».

«Quella dell’ospedale San Camillo – spiega anche il rappresentante provinciale del Nursind, Mauro Pintore – per quanto ci riguarda era la soluzione migliore dal punto di vista gestionale e assistenziale per alleggerire il carico dei pazienti Covid al San Francesco. Una proposta a costo zero che invece è stata prontamente inascoltata. Oppure si sarebbe potuta dare la possibilità di valorizzare il personale già esistente al San Francesco, in regime di prestazioni aggiuntive. Non sarebbe stato un aggravio di lavoro: il personale si è da sempre reso disponibile e, tra l’altro, era già idoneo e formato. Troviamo assurdo e avvilente che l’azienda non valorizzi il proprio personale che in questi mesi si è dedicato con professionalità all’assistenza dei pazienti superando difficoltà estreme. È assurdo che per l’ospedale da campo l’azienda dovrà pagare una spesa di 364.320 euro per tre mesi. Ogni medico percepirà 7600 euro lordi per 200 ore di lavoro, e ogni infermiere 5400 lordi. Quando un infermiere assunto dall’azienda, che da mesi lavora nei reparti Covid a media e alta intensità percepisce in media uno stipendio netto di 1700 euro al quale si sommano le prestazioni aggiuntive con un aumento di 24 euro l’ora lordi. Ancora una volta, come sindacato, denunciamo la pessima gestione dell’azienda, le negligenze da parte dell’Assl con il benestare della neonata Ares, e la malasanità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes