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La droga consegnata a domicilio

La droga consegnata a domicilio

«Porto il formaggio»: così una banda di pastori con base a Galtellì vendeva marijuana, hashish e coca

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NUORO. Al tempo dei rider, un pusher che consegna la droga a domicilio non stupisce, ma se di professione fa il pastore ed è disposto a sfidare le rigide norme sugli spostamenti imposte dai Dpcm per poter recapitare la sua mercanzia, sicuramente c’è un elemento di novità non trascurabile. Anche perché il gruppetto di spacciatori scoperto dai carabinieri aveva familiarità con la messaggistica offerta dagli smartphone, con un occhio alle nuove tendenze, presunte criptate eppure anch’esse intercettabili, come l’app Telegram invece che la consueta Whatsapp. Qualche altro particolare infine emerge sui contenuti dei messaggi: spacciatori e clienti parlavano “in suspu”, cioè per allusioni, e utilizzavano metafore casearie convinti di non destare sospetti vista la loro professione di pastori. La droga era ovviamente indicata come formaggio.

È accaduto nella bassa Baronia nell’ultimo anno e le modalità di spaccio sono le note salienti dell’operazione portata a termine dai carabinieri della compagnia di Siniscola, che durante due distinte perquisizioni ha portato al ritrovamento di un 1,7 chili di marijuana, un altro chilo di hashish e 224 grammi di cocaina. Più un’arma artigianale, un chilo di esplosivo e cinque passamontagna che potrebbe rivelarsi molto importante per il proseguimento delle indagini.

I risultati dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina dal capitano Fabrizio Borghini e dal tenente Marco Caneponi. Il Gip di Nuoro ha emesso quattro misure cautelari su richiesta del sostituto procuratore Emanuela Porcu, che ha coordinato le indagini. Inizialmente erano previsti due arresti domiciliari, un obbligo di dimora e uno di firma. Delle persone coinvolte sono state rese note solo le iniziali e il paese di residenza: F.Z di 32 anni, S.Z di 28, I.F. di 35, tutti di Galtellì, e il 29enne G.R di Dorgali. I primi due dovrebbero essere fratelli, ed è proprio durante la notifica del provvedimento a uno di loro che è stato trovato il chilo di hashish e gli oltre due etti di cocaina. Circostanza che ha fatto scattare l’arresto e il trasferimento nel carcere di Badu ’e carros.

L’indagine è cominciata nell’ottobre 2019 quando i carabinieri hanno notato strani movimenti da parte dei tre pastori di Galtellì, che erano come si dice in gergo investigativo “attenzionati” per sospetto traffico di stupefacenti. Per tutti questi mesi i militari hanno cercato riscontri di un’attività di spaccio che è diventata via via più evidente. Neppure il Covid avrebbe fermato la fruttuosa attività della banda. La consegna a domicilio è stata garantita anche quando il primo Dpcm antipandemia, quello che nei mesi di marzo e aprile 2020 ha rinchiuso in casa mezza Italia, vietava spostamenti senza validi e comprovati motivi. Non a caso alcuni dei quattro indagati sono stati fermati durante normali controlli delle forze dell’ordine e sanzionati, per ben tre volte, perché non sono riusciti a convincere sui giustificati motivi all’origine del loro spostamento.

Dalle indagini è emerso inoltre che i componenti della banda con base a Galtellì non tenevano in casa la droga (almeno prima del ritrovamento di giovedì), ma avevano creato un sicuro nascondiglio in campagna dove si recavano prima di ogni consegna a domicilio. Un sistema apparentemente sicuro per agire indisturbati che non ha però evitato la scoperta dell’attività di spaccio, che ha portato alla segnalazione alla prefettura di una ventina di acquirenti. (p.me.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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