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Nuoro

L’omaggio a due soldati di Orune

L’omaggio a due soldati di Orune

Dal poeta fatto prigioniero in Slovenia al fante ucciso il giorno della liberazione

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NUORO. Questi i profili biografici dei cinque cittadini che verranno insigniti della medaglia d’onore.

Natale Lovicu. Nato a Orgosolo nel 1919, era aviere nella Regia aeronautica quando fu catturato dai tedeschi a Mestre, dove operava con il Nucleo di addestramento aerosiluranti di Gorizia, e trasferito nello stalag III-D di Berlino-Spandau; lavoratore coatto nella stazione di Rudow, sempre a Berlino, fu liberato dalle truppe russe il 26 aprile del 1945, e poté fare rientro in Sardegna solo alla fine dell’estate.

Orlando Tolu. Nato a Escalaplano nel 1914, fu catturato a Scutari in Albania, dove il suo reggimento era di stanza. Anche lui trasferito a Berlino nello stalag III-D, liberato dai Russi il 24 aprile del ’45, fu rimpatriato alla fine di settembre e poté riabbracciare la famiglia. Per ironia della sorte, morì 40enne in un incidente stradale proprio in Germania, dove aveva dovuto emigrare per lavoro nel dopoguerra, lasciando la vedova e 6 bambini.

Francesco Manca. Nato ad Orune nel 1918, sergente maggiore della 57ª sezione di Sanità. Catturato a Lubiana in Slovenia, fu trasferito nel II distretto nel nord Germania. Al rientro, alla fine dell’estate 1945, continuò la sua naturale vocazione di poeta e uomo di cultura; fu a lungo insegnante elementare e compose sonetti e poesie, alcuni dei quali in prigionia.

Pietro Chessa. I documenti su questo sfortunato giovane sono scarsi, non avendo avuto la sorte del rientro. Morì a Dresda il giorno della liberazione del campo in cui era rinchiuso, forse ucciso dai tedeschi in fuga, come dichiarato da un commilitone. Era nato a Orune nel 1920 e apparteneva all’83° reggimento di Fanteria. La documentazione dell’esercito lo dà per disperso, ma è probabile sia stato sepolto nei dintorni di Dresda.

Giovanni Antonio Vacca. Avvocato, nacque a Ovodda nel 1897. Le ricerche svolte da Aldo Borghesi su questa figura di militante nella Resistenza torinese ci raccontano di un antifascista ben noto alla polizia politica, che lo aveva sottoposto più volte a perquisizioni, diffide e fermi (uno durato tre mesi) per i suoi contatti a Nizza con alcuni antifascisti fuorusciti. Venne arrestato il 12 agosto 1944 per aver tentato di corrompere con una forte somma di denaro un ufficiale tedesco al fine di liberare alcuni detenuti politici. Deportato a Dachau il 5 ottobre 1944, l’11 dicembre sarà trasferito a nel campo alsaziano di Natzweiler e più tardi a Sachsenhausen. Infine fu inviato a Buchenwald il 6 febbraio 1945, e qui, nel lager della Turingia, si perdono le sue tracce. Negli archivi tedeschi sono documentati i suoi movimenti, le immatricolazioni ma non la data del decesso né la sepoltura. A Torino, sul marciapiede davanti alla sua casa, nel 2016 è stata posta una pietra d’inciampo in sua memoria, la prima a ricordo di un deportato politico sardo.



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