Estorsione, droga e armi: otto persone arrestate

Blitz degli agenti della questura di Nuoro ieri mattina: undici misure cautelari Recuperati oltre 64 chili di droga. Le vittime dell’estorsione accusate di spaccio 

NORAGUGUME. Richieste estorsive come pretesa risarcitoria per un furto di agnelli, mai denunciato e con tutta probabilità mai avvenuto, ma utilizzato come pretesto per far sloggiare confinanti indesiderati in campagna; poi armi, e quindi un traffico di stupefacenti articolato tra Noragugume, Dualchi, Macomer e Bosa. Tra le undici misure cautelari disposte dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Oristano Federica Fulgheri, e notificate dagli uomini della Questura di Nuoro ieri mattina, ci sono cinque ordini di custodia in carcere, tre persone agli arresti domiciliari, due per le quali è stato disposto l’obbligo di dimora e una alla quale è stata applicata l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Se di armi in realtà non se ne sono trovate, di droga sì e anche molta: complessivamente circa 64 chili di marijuana, di cui 52 proprio ieri mattina, in un ovile di uno degli arrestati, Giacomino Argiolas, 38 anni di Noragugume, in località Carchinada. È Argiolas il nome pesante dell’operazione: la sua famiglia è stata coinvolta nella scia di sangue che tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 ha gravato nel paese. Una storia che non ha nulla a che fare con l’operazione coordinata dalla Procura di Oristano, seguita direttamente dal questore di Nuoro Alfonso Polverino e che ha portato alle misure cautelari richieste dal sostituto procuratore Marco De Crescenzo, con la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso

In carcere sono finiti quindi, oltre che Argiolas, Antonio Michele Chessa, 20 anni, Antonio Demuru, 29 anni, Manuel Scintu, 24 anni, tutti di Noragugume, e Giampietro Piras, 47 anni di Orune. Agli arresti domiciliari, invece, Gaetano Demuru, 22 anni, di Noragugume, Rodriguez Pinna, 22 anni di Dualchi e Marco Fadda, 25 anni di Macomer. Obbligo di dimora a Dualchi per Tiberio Pinna, 52 anni originario di Nurachi, e Gilda Spissu, 43 anni di Noragugume, mentre Matteo Oggianu, 21 anni di Birori, dovrà presentarsi ogni giorno alla polizia giudiziaria. Le accuse sono differenziate per i diversi filoni dell’inchiesta, che peraltro si è completata solo qualche giorno fa con integrazioni legate a recenti fatti di cronaca avvenuti a Noragugume. Quindi, Argiolas, Antonio Demuru e Scintu sono accusati di estorsione, Chessa della detenzione illegale di una pistola (non identificata né ritrovata); sempre lui, Gaetano Demuru, Rodriguez Pinna, Piras, Fadda, Tiberio Pinna, Gilda Spissu e Oggianu della cessione e detenzione di stupefacenti, articolata in numerosi episodi a partire dall’aprile dello scorso anno, fatta eccezione per Oggianu al quale viene contestato un unico episodio. Per quanto riguarda il traffico di stupefacenti, l’inchiesta assegna a Piras la figura apicale nello spaccio di marijuana (qualche mese fa gliene sono stati sequestrati 12 chili), ruolo ricoperto in condominio con Antonio Michele Chessa.

L’inchiesta è partita da una denuncia presentata da Antonio Michele Chessa, un anno fa, al commissariato di Ottana. Il giovane si era presentato con i genitori, e aveva denunciato Giacomino Argiolas che, dal dicembre 2019, aveva accusato lui e il padre di avergli rubato quaranta agnelli dalla campagna di Taleri, sotto Noragugume. Argiolas pretendeva la restituzione oppure, quale risarcimento, il pagamento di 3mila euro. Posto che il furto di bestiame non era mai stato denunciato, i Chessa lo ritenevano un pretesto per allontanarli dal terreno dove lavoravano con un anziano zio. Richieste di denaro insistenti, condite con minacce e violenze anche fisiche e persino alcuni tentativi di investimento. Argiolas spalleggiato da Scintu e Antonio Demuru riuscirà a ottenere 1500 euro. Da quella denuncia, però, sono state avviate le intercettazioni telefoniche e ambientali per una serie di persone, compreso Chessa e tutti gli altri indagati. Sono così emersi i tanti episodi di spaccio di stupefacenti posti a carico delle persone raggiunte dalle misure cautelari e il fatto che le vittime delle estorsioni si sarebbero armate per difendersi, anche se di armi non ne sono state trovate. Gli episodi di violenza non sono finiti: a gennaio, l’uccisione di bestiame dei Chessa, e l’incendio dell’auto di Antonio Demuru.(si.se.)

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