Calci alle gambe e colpi sulla testa ai bimbi dell’asilo di Sassari. La maestra: «Mai fatto del male, in classe situazione difficile»
L’insegnante sessantenne è accusata di presunti maltrattamenti
Sassari Ha parlato per oltre un’ora davanti al gup Gian Paolo Piana, parole a momenti spezzate dalle lacrime. Dichiarazioni spontanee (come si chiamano nel linguaggio giuridico) nelle quali la maestra sessantenne – arrestata a maggio per presunti maltrattamenti ai danni di alcuni alunni della sua classe – ha voluto difendersi dalle terribili accuse contestate dalla Procura. Le registrazioni delle telecamere installate dalla polizia all’interno dell’istituto comprensivo Pertini-Biasi di Sassari avevano immortalato calci alle gambe, colpi sulla testa, sulla nuca e sulla schiena di bambini di 3 e 4 anni. Piccoli alunni, magari un po’ vivaci, che a volte venivano anche strattonati, sculacciati, tirati per le orecchie, sollevati di peso e sbattuti sulle sedie. L’indagine della squadra mobile era partita in seguito a una prima segnalazione della dirigente dell’istituto che evidenziava “l’opportunità di un monitoraggio” da parte della polizia nella sezione in cui operava quella maestra per via di una “probabile pratica di abuso dei mezzi di correzione ai danni, in particolare, di un bambino di tre anni”.
La comunicazione inoltrata in questura, nello specifico, faceva riferimento a un episodio nel quale un’altra insegnante avrebbe visto l’imputata intervenire nei confronti dell’alunno “tirandogli le orecchie e strattonandolo”. In seguito era stata inoltrata una seconda richiesta alla polizia, stavolta sollecitando un “intervento tempestivo”. Istanza accolta dalla squadra mobile che aveva sentito a sommarie informazioni sia la dirigente scolastica che le persone che avevano assistito ai presunti maltrattamenti. Ieri 23 gennaio per l’insegnante (difesa dall’avvocato Marco Palmieri) si è aperto il rito abbreviato condizionato alla sua audizione e a quella di tre colleghi. La maestra ha in sostanza confermato le difficoltà nella gestione della classe, legate alla presenza di un bambino molto problematico «più volte segnalato alla dirigente sia verbalmente che per iscritto», ha precisato. Ci sarebbero stati dei momenti complicati che l’avrebbero portata a utilizzare qualcosa di più del rimprovero: «Ma senza mai fare del male o causare problemi». Sugli episodi specifici relativi ai maltrattamenti “fisici” non ha negato che qualche “scappellotto” ci sia stato – “un buffetto” lo ha definito lei – così come anche «un accompagnamento del braccio per spostare il bambino da una parte all’altra della classe perché rendeva impossibile la lezione». Aggiungendo che «tutto nasceva da un’esasperazione del clima dovuto alla mancanza di aiuti, di sostegno da parte di chi era preposto a conferire la collaborazione».
Tutto a suo dire sarebbe però avvenuto in modo civile e rispettoso del bambino: nessun gesto violento, comportamenti sì energici ma sicuramente non lesivi. Ieri sono stati sentiti come testi della difesa anche tre colleghi che hanno riferito al giudice di non aver mai visto l’imputata maltrattare i propri alunni. Di diverso avviso i genitori di due bambini in particolare che si sono costituiti parti civili con l’avvocato Stefano Porcu. Le telecamere avevano immortalato alcune scene di violenza che il gip Sergio De Luca – durante l’udienza di convalida dell’arresto – aveva definito come “particolarissimi principi educativi palesemente contrastanti con il nostro ordinamento e con diverse fonti sovranazionali”.
