Coldiretti: no al blocco lingua blu

Alessandro Serra (Nuoro-Ogliastra) rileva l’assenza in provincia del sierotipo rilevato nel Sulcis

NUORO. La Coldiretti di Nuoro e Ogliastra chiede alla Regione di rivedere la norma sulla movimentazione del bestiame quando si verificano focolai di lingua blu. L’accertamento di recente di un focolaio nel Sucis-Iglesiente (tra Teulada, Sant’Anna Arresi e Serramanna) ha portato infatti al blocco della movimentazione del bestiame, di bovini e ovini, anche nelle province di Oristano e Nuoro, oltreché in quella del Sud-Sardegna. La norma stabilisce infatti che entro i 20 chilometri va circoscritto l’areale interessato dall’infezione. Ma allo stesso tempo consente di estendere i divieti alla movimentazione per un raggio di 150 chilometri. «In pratica prende quasi tutta la Sardegna – spiega il direttore provinciale della Coldiretti, Alessandro Serra – se si esclude la provincia di Sassari». Le conseguenze del divieto sono a carico delle stalle di bovini e, nello specifico, dei vitelli che dalla Sardegna prendono il mare verso i centri di ringrasso del centro-nord della penisola. «Nel 2020 – rimarca Serra – sono stati venduti dagli allevatori nuoresi e ogliastrini 20mila capi fuori dall’isola. Volume d’affari il cui rilievo va oltre gli stessi numeri, se si considera che il tutto è avvenuto in un’annata segnata dalla pandemia del Covid-19, con le restrizioni agli spostamenti di persone e merci. Non va dimenticato – continua il responsabile della Coldiretti – che la nostra provincia detiene il 45 per cento del patrimonio regionale e, quindi, non poter vendere gli animali comporta elevati danni economici. Non di meno, la posta in palio per il comparto ovino, dove la percentuale della dotazione provinciale è di un terzo di quella totale». Oggi, l’unico modo per ovviare al blocco è sottoporre vacche, vitelli e pecore all’esame Apcr, che può accertare la presenza o meno dell’infezione: «Il costo del controllo, di 25 euro a capo – dice Serra – rende però la strada impraticabile. Anche perché va fatto una settimana prima della spedizione, che se dovesse essere rinviata renderebbe vano lo stesso controllo». La diffusione della lingua blu è un’epidemia lunga alcuni lustri. Il maggior sviluppo all’inizio degli anni 2000. Molti al tempo i danni a carico degli allevamenti ovini, dove il virus presenta le sue maggiori insidie, con effetti che vanno dalla febbre, alla zoppia sino alle ulcere alla bocca delle pecore. Mentre la mucosa della bocca assume una colorazione bluastra, che è poi l’elemento che ha dato il nome alla malattia. Mentre nei bovini il virus rimane incubato, senza specifici danni fisici. Diventano piuttosto punto di prelievo per il moscerino vettore, che è il responsabile della diffusione dell’infezione. Nell’areale del Sulcis-Iglesiente, nei focolai individuati di recente il siero-tipo è il Btv3. Fatto quest’ultimo che spinge la Coldiretti a insistere sulla richiesta di liberare la provincia dal provvedimento di polizia veterinaria: «Si tratta di un sierotipo che non conosciamo – incalza Alessandro Serra – e che non abbiamo mai osservato nelle nostre campagne. Tanto più che parliamo di un territorio – aggiunge – separato dal Campidano e dall’areale dell’epidemia, dalla barriera naturale delle montagne. Altra cosa, anche dando per possibile un eventuale spostamento del virus, non avrebbe certo resistito alle temperature rigide di questo inverno». Ma il dirigente della Coldiretti Nuoro-Ogliastra porta anche un altro elemento a sostegno della tesi e richiesta di riaprire alla movimentazione: «Nelle campagne della provincia – spiega – viene effettuato un elevato monitoraggio riguardo alla presenza di insetti. Nello specifico, c’è un controllo entomologico attraverso l’utilizzo di trappole auto-catturanti. Apparecchi dai quali – aggiunge – non è stato mai isolato un insetto positivo al virus della blue-tongue». Il nuovo “stop” alla movimentazione arriva ad appena 8 mesi dalla fine di quello precedente: «Dentro il limite generale – conclude Serra – c’è la situazione assurda di alcuni nostri allevatori, le cui superfici aziendali ricadono al confine tra le province di Nuoro e Sassari. Ebbene, non gli è consentito spostare il bestiame all’interno del tancato».

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