Case a 1 euro, il modello Ollolai

Il progetto al vaglio di studiosi e tecnici che analizzano il fenomeno per frenare lo spopolamento  

OLLOLAI. Una presa di coscienza iniziata circa sei anni fa, quando «la lucida follia che sottese all'idea di case a un euro» (sono le parole del neo sindaco ollolaese Francesco Columbu), ha dato il via a una riflessione collettiva all'interno del paese guidato allora da Efisio Arbau. Riflessione che continua ancora oggi, e che proprio qualche giorno fa ha visto riuniti diversi studiosi e tecnici della progettazione, per analizzare il fenomeno del paese che partendo dai suoi ruderi ha messo in campo azioni materiali e immateriali per provare a far cambiare direzione al vento dello spopolamento. Un progetto complesso, che mette sul banco delle scommesse circa 4 milioni di euro, frutto di un bando regionale e di interventi privati. E in particolare dello stato di progetto si è discusso nell’incontro on line tra amministrazione comunale, giovani di Ollolai, i rappresentanti della cooperativa di comunità ollolaese (all’interno della quale si articola anche una neonata agenzia dell’abitare che gestisce l’offerta e la domanda di immobili), l’esperta di economia dello sviluppo Sabrina Lucatelli, il professore dell’Università di Sassari Arnaldo Cecchini, Gabriele Pasqui, professore ordinario del Politecnico di Milano; Giovanni Teneggi direttore di Confcooperative Reggio Emilia, l’assessore regionale Quirico Sanna, e il presidente di Legacoop Sardegna Claudio Atzori. Soldi che dovranno essere destinati non di certo per la costruzione di nuove cattedrali nel deserto, ma per riprogrammare il destino al centro storico e al sistema paese, ambiente ed economia. E se ora anche Sassari parla di case a un euro, dopo l’azione messa in campo anche da Nulvi, Montresta, Norbello, significa che il laboratorio o il modello Ollolai ha suggerito qualche possibilità di soluzione a qualche altro dei 377 centri pulsanti che vedono sempre più imminente il problema dei centri storici, laddove l’abbandono non è solo causa di crolli e pericolo per l’incolumità delle persone, ma il segnale inesorabile della perdita di una identità legata a una storia che si conosce bene. Il progetto ollolaese parte con il definirsi Ollolai Capitale, guardando a un passato lontano all’interno di una Barbagia resistente. Ma parte anche da un passato recente che ha visto con le case a un euro materializzarsi l’interesse e gli investimenti di numerosi privati. L’apripista fu Vito Casula da Calasetta, con il recupero di un rudere senza un centesimo di finanziamento pubblico, e l'apertura di un b&b. Poi gli olandesi, i francesi ora gli inglesi con la richiesta di 30 case a prezzo di mercato, diversi poi gli ollolaesi emigrati che investono sugli immobili del loro paese di origine. «Le azioni da mettere in campo ora partono dal Piru – ha spiegato durante l’incontro Lorenzo Baldini del consorzio Caire, che esplica la sua attività nel supporto e consulenza alla attività di pianificazione delle amministrazioni locali. «Il Piru ollolaese, ovvero il programma integrato di riordino urbano, si basa su interventi sul patrimonio privato e pubblico, e si avvale di interventi materiali e immateriali. Si basa su cinque macrozioni: la prima interviene sugli immobili, la seconda sulla rigenerazione del tessuto connettivo del centro storico. La terza è improntata sugli spazi di aggregazione, con particolare attenzione ai piccoli abitanti. La quarta interviene sulla chiesa di Sant’Antonio e sull’asilo parrocchiale, futuro spazio della comunità. L’intervento cinque, cuce gli altri quattro punti, legandoli in modo armonico perché si basa su interventi immateriali».

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