Bimbo morto in piscina a Orosei Il teste: «La griglia era stata tolta»

NUORO. «La presa di fondo della piscina non aveva la griglia. L’acqua all’interno della vasca era ferma, ma per svolgere i rilievi l’avevamo dovuto svuotare». La deposizione del maresciallo Giovanni...

NUORO. «La presa di fondo della piscina non aveva la griglia. L’acqua all’interno della vasca era ferma, ma per svolgere i rilievi l’avevamo dovuto svuotare». La deposizione del maresciallo Giovanni Satta della sezione Rilievi del comando provinciale di Nuoro, sentito come teste al processo per omicidio colposo a carico di Alessandra Gusai e Sergio Appeddu (difesi dagli avvocati Basilio Brodu e Adriana Brundu), proprietaria e amministratore dell’albergo dove due anni fa morì annegato Richard Mulas, il bimbo di 7 anni di Irgoli, è stata lunga e articolata. Il carabiniere rispondendo alle domande del pm Riccardo Belfiori, attraverso l’attività svolta, ha ricostruito la tragedia del 2 settembre 2018. «Arrivammo a Orosei alle 14,30. C’erano i familiari del bambino (i genitori e le sorelle i sono costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Lai e Piera Pittalis ndr), ricordo che i colleghi ci avevano indicato Sergio Appeddu come proprietario di una delle due strutture del Residence (Il Rifugio e Gli Ulivi), gestite da società diverse ma che condividevano la stessa piscina. Al nostro arrivo gli operatori del 118 stavano ancora cercando di salvare il bambino. Ci avevano detto che era rimasto con la manina incastrata nel bocchettone sul fondo della vasca e non sui lati. Per poter lavorare era necessario svuotare la piscina». Operazione portata a termine dallo stesso Appeddu che, oltre ad aver realizzato strutturalmente la vasca, dopo la tragedia ne era stato nominato custode, ed era stato autorizzato ad aprire le valvole per attivare lo svuotamento che era durato diverse ore. Ma mentre la struttura muraria era stata realizzata dall’imputato, quella idraulica, invece, da una ditta riconducibile a Francesco Monni che nel corso del sopralluogo del 3 settembre, aveva spiegato com’era la griglia posizionata in origine nella presa di fondo. «Ce l’aveva fatta vedere in un catalogo – ha aggiunto il teste –. A colpirci però, era la presenza di due viti che servivano per fissarla; come che qualcuno le avesse tolte e rimesse. Inoltre, ci premeva capire se il bambino fosse rimasto incastrato a causa dell’aspirazione del bocchettone». Particolare che Sergio Appeddu aveva escluso durante un’ intervista rilasciata qualche giorno dopo la tragedia a un’emittente televisiva.

«Il bambino è andato a mettere la mano nello scarico di fondo che non aspira – aveva dichiarato ai microfoni l’imputato in una registrazione riportata fedelmente in aula –. L’aspirazione avviene in alto. Noi apriamo la presa di fondo una volta l’anno per scaricare la piscina che per essere svuotata, ha bisogno di una manovra manuale». E sulla deduzione degli investigatori che la grata protettiva potesse essere stata tolta e le viti rimesse, l’avvocato Brodu ha chiesto quando sarebbe potuto accadere visto che la vasca era sempre piena. «Non certo i giorni prima della tragedia» ha risposto il maresciallo. (k.s.)

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