Invalida vive da anni in una casa umida
La protesta: «Il canone d’affitto arriva puntuale ma Area non ripara i guasti»
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NUORO. Il bollettino per il pagamento dell’affitto è arrivato puntuale anche questo mese. Non si può certo dire lo stesso degli interventi richiesti dal 2019 nella palazzina Gescal di via Paul Klee, traversa di via Costituzione. Annalisa Falchi, titolare dell’appartamento al terzo piano, interno 8, stanca degli appelli rimasti inascoltati, minaccia di adire le vie legali per la tutela di un proprio diritto.
«Visto che le condizioni di fatiscenza della casa in cui abito sembrano destinate a durare a lungo, non mi resta che denunciare in altro modo l’assurda situazione che sono costretta a vivere da anni. A tutto questo si aggiunge anche l’ascensore da mesi fuori uso. Per salire a casa devo fermarmi più volte per riprendere fiato». La signora Falchi, tra l’altro invalida perché affetta da gravi problemi di salute, ha più volte contattato gli uffici di Area (l’Azienda regionale per l’edilizia abitativa) per segnalare la grave situazione di degrado che è costretta a vivere a causa di un’infiltrazione che nessuno, però, ha mai deciso di riparare. I muri sono zuppi d’acqua e carichi di umidità; l’intonaco è venuto giù più volte, tanto da costringere la donna a smontare gli arredi di alcune stanze e conservare gli oggetti dentro gli scatoloni. I tentativi di riparazione che la pensionata ha fatto fare a sue spese sono stati inutili perché la causa dell’infiltrazione deriverebbe dal tetto.
«Anche l’aria che si respira in questa casa è malsana. Ci sono giorni in cui una puzza nauseabonda inonda l’appartamento e sono costretta a tenere le finestre aperte – ha aggiunto la pensionata –. Vivere così è ingiusto oltre che umiliante».
Annalisa Falchi in questi anni ha bussato più volte agli uffici di via Piemonte, ha mandato decine di e-mail, ma finora non ha ricevuto risposte. E quando due giorni fa si è vista recapitare il bollettino per il pagamento del canone d’affitto si è sentita assalire da un senso di rabbia e di ingiustizia. (k.s.)
«Visto che le condizioni di fatiscenza della casa in cui abito sembrano destinate a durare a lungo, non mi resta che denunciare in altro modo l’assurda situazione che sono costretta a vivere da anni. A tutto questo si aggiunge anche l’ascensore da mesi fuori uso. Per salire a casa devo fermarmi più volte per riprendere fiato». La signora Falchi, tra l’altro invalida perché affetta da gravi problemi di salute, ha più volte contattato gli uffici di Area (l’Azienda regionale per l’edilizia abitativa) per segnalare la grave situazione di degrado che è costretta a vivere a causa di un’infiltrazione che nessuno, però, ha mai deciso di riparare. I muri sono zuppi d’acqua e carichi di umidità; l’intonaco è venuto giù più volte, tanto da costringere la donna a smontare gli arredi di alcune stanze e conservare gli oggetti dentro gli scatoloni. I tentativi di riparazione che la pensionata ha fatto fare a sue spese sono stati inutili perché la causa dell’infiltrazione deriverebbe dal tetto.
«Anche l’aria che si respira in questa casa è malsana. Ci sono giorni in cui una puzza nauseabonda inonda l’appartamento e sono costretta a tenere le finestre aperte – ha aggiunto la pensionata –. Vivere così è ingiusto oltre che umiliante».
Annalisa Falchi in questi anni ha bussato più volte agli uffici di via Piemonte, ha mandato decine di e-mail, ma finora non ha ricevuto risposte. E quando due giorni fa si è vista recapitare il bollettino per il pagamento del canone d’affitto si è sentita assalire da un senso di rabbia e di ingiustizia. (k.s.)
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