L’aggressione a don Pirarba, in due dal Gup
di Giusy Ferreli
Lanusei. Udienza il 21 maggio per gli imputati della rapina al parroco: decisione sul patteggiamento
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LANUSEI. Aggressione e rapina ai danni di don Vincenzo Pirarba: il gup del Tribunale di Lanusei, Paola Murru, ha rinviato al 21 maggio l’udienza preliminare a carico di due giovani, il 18enne di Orosei Emilio Derosas e il marocchino Ould Aicha di 20 anni, accusati di concorso in rapina. Gli avvocati Cinzia Lilliu e Giampaolo Canu per Derosas e Marcello Caddori per Aicha, stanno valutando, con la Procura di Lanusei, la possibilità che entrambi gli imputati patteggino.
La vicenda prende l’avvio nella notte del 7 maggio dello scorso anno quando il parroco 79enne di Talana, deceduto a dicembre per il Covid 19, venne aggredito e rapinato nella sua villetta di San Gemiliano. Le indagini dei carabinieri portarono all’identificazione di Emilio Derosas, considerato responsabile dell’aggressione e della rapina: un bottino di poche centinaia di euro e di alcuni oggetti preziosi di proprietà del sacerdote tra cui un crocifisso. Un mese dopo il fatto il giovane venne rintracciato e fermato a Cagliari mentre si trovava in una pizzeria. Derosas alla vista dei militari, aveva tentato invano la fuga.
Aicha, sempre secondo l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Gualtiero Battisti, avrebbe avuto il compito di far uscire il parroco dalla propria abitazione e di consentire al 18enne, di portare a compimento il colpo, durante il quale ci fu anche una colluttazione con il sacerdote, che ebbe la peggio e finì all'ospedale di Lanusei.
L’analisi degli impianti di videosorveglianza permise di ricostruire i movimenti del giovane finito nel mirino degli investigatori. Le testimonianze del vicinato, e dei familiari , risultate discordanti, indirizzarono si da subito i sospetti sul 18ene .Nell’operazione che seguì il drammatico episodio vennero mobilitati una cinquantina di uomini dell’Arma di Lanusei e di Tortolì, le squadriglie di Arzana e Lanusei, e lo squadrone Cacciatori di Abbasanta.
I militari perquisirono l’abitazione di una parente di Derosas dove ritrovarono alcuni oggetti parte del bottino, tra cui un borsello “portaviatico” contenente oggetti sacri e strumenti per la liturgia. Tra questi, una medaglia della Madonna di Medjugorje.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda prende l’avvio nella notte del 7 maggio dello scorso anno quando il parroco 79enne di Talana, deceduto a dicembre per il Covid 19, venne aggredito e rapinato nella sua villetta di San Gemiliano. Le indagini dei carabinieri portarono all’identificazione di Emilio Derosas, considerato responsabile dell’aggressione e della rapina: un bottino di poche centinaia di euro e di alcuni oggetti preziosi di proprietà del sacerdote tra cui un crocifisso. Un mese dopo il fatto il giovane venne rintracciato e fermato a Cagliari mentre si trovava in una pizzeria. Derosas alla vista dei militari, aveva tentato invano la fuga.
Aicha, sempre secondo l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Gualtiero Battisti, avrebbe avuto il compito di far uscire il parroco dalla propria abitazione e di consentire al 18enne, di portare a compimento il colpo, durante il quale ci fu anche una colluttazione con il sacerdote, che ebbe la peggio e finì all'ospedale di Lanusei.
L’analisi degli impianti di videosorveglianza permise di ricostruire i movimenti del giovane finito nel mirino degli investigatori. Le testimonianze del vicinato, e dei familiari , risultate discordanti, indirizzarono si da subito i sospetti sul 18ene .Nell’operazione che seguì il drammatico episodio vennero mobilitati una cinquantina di uomini dell’Arma di Lanusei e di Tortolì, le squadriglie di Arzana e Lanusei, e lo squadrone Cacciatori di Abbasanta.
I militari perquisirono l’abitazione di una parente di Derosas dove ritrovarono alcuni oggetti parte del bottino, tra cui un borsello “portaviatico” contenente oggetti sacri e strumenti per la liturgia. Tra questi, una medaglia della Madonna di Medjugorje.
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