Daga: Sindia in ginocchio, in fiamme oltre 1200 ettari

Il sindaco all’indomani del rogo che ha distrutto pascoli e boschi di sughere «La concentrazione di incendi nel Marghine negli ultimi giorni non è casuale»

SINDIA. Le prime luci del giorno rendono più che mai tangibili i segni del disastro ambientale ed economico causato dal terribile incendio scoppiato nel primo pomeriggio di martedì a qualche chilometro dal centro abitato di Sindia e che ha interessato circa 1200 ettari di pascolo e sughereta, giungendo a lambire i territori comunali di Pozzomaggiore, Semestene e Macomer. L'inferno di fuoco è partito poco dopo le 14 dalla zona di Santa Barbara e, alimentato dalle temperature altissime e dal vento teso, ha raggiunto la circonvallazione del paese e, successivamente, la 129 bis, tra Sindia e Macomer. Da qui, e cambiando più volte direzione, ha proseguito la sua corsa inarrestabile verso la parte meridionale dell'altopiano di Campeda dove ha divorato decine e decine di ettari di pascolo e danneggiato diverse aziende di allevamento, che hanno dovuto fare i conti con la perdita di capi di bestiame, macchinari, attrezzature e scorte di foraggio. Un allevatore ha rischiato l'incolumità per mettere in salvo alcuni cavalli in località Su Bussulu, altri hanno monitorato l'evolversi della situazione fino alla conclusione delle operazioni di spegnimento.

Sul fronte meridionale l'incendio si è spinto fino alle propaggini del Monte Sant'Antonio, rimasto fortunatamente indenne dalle fiamme. A fuoco anche le traversine della strada ferrata nei pressi di Montecodes. Le fiamme e il fumo hanno creato grossi problemi alla circolazione stradale, interrotta a più riprese nella circonvallazione e lungo la 129 bis, e che ha costretto gli automobilisti a seguire percorsi alternativi. Nelle operazioni di spegnimento, andate avanti fino a tarda sera, sono stati impiegati un canidair, tre elicotteri e decine di uomini a terra.

«Fare un bilancio definitivo è ancora prematuro – è il commento del sindaco di Sindia, Luigi Daga –. Di certo, i danni sono stati ingenti, sia sotto il profilo ambientale che dal punto di vista economico. Molti imprenditori agricoli sono rimasti senza pascolo e privi di foraggio. I primi passi dell'amministrazione saranno deliberare lo stato di calamità naturale e cercare soluzioni per andare incontro a chi ha perso tutto o quasi». Sulla genesi e sulle responsabilità dell'incendio Daga preferisce non sbilanciarsi: «È complicato esprimere giudizi ed avere certezze, ma tendo ad escludere la matrice pastorale: da diversi anni, ormai, i nostri allevatori eseguono gli abbruciamenti a partire dal mese di settembre. Farlo prima è solo deleterio. Deve fare riflettere la concentrazione di incendi verificatisi tra Macomer e Sindia negli ultimi giorni: diventa sempre più difficile credere a una semplice casualità».

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