Emergenza cinghiali invasione al Monte, danni alle colture

Il comitato spontaneo “Sos cunzaresos” lancia l’allarme «Necessario abbatterli e riconoscere gli indennizzi»

NUORO. Emergenza cinghiali, alle porte di Nuoro città. A lanciare l’allarme è il comitato spontaneo “Sos cunzaresos”, che scrive una lettera al presidente della Regione Christian Solinas, agli assessori regionali all’Ambiente Gianni Lampis e all’Agricoltura Gabriella Murgia, nonché al commissario straordinario della Provincia di Nuoro Costantino Tidu, al sindaco di Nuoro Andrea Soddu e all’assessora comunale al Monte Ortobene Valeria Romagna. «Negli ultimi tempi – si legge nella lettera – all’interno dell’oasi di protezione faunistica e di cattura del Monte Ortobene vi sono branchi di cinghiali che stanno invadendo il territorio causando seri danni alle piante, alle coltivazioni, alle recinzioni, ai muretti a secco e ai terrazzamenti, mettendo così a serio rischio l’equilibrio ambientale del territorio». I “cunzaresos” chiedono in sostanza di riconoscere ai proprietari l’indennizzo di cui alla legge 23 del 1998 per l’acquisto di reti metalliche o filo elettrificato «al fine di recintare le superfici del fondo per interrompere l’ingresso dei cinghiali, nonché per ripristinare i muretti a secco che fanno parte del paesaggio rurale e del patrimonio immateriale dell’Unesco». I “cunzaresos” chiedono inoltre di autorizzare «il proprietario o il conduttore dei fondi agricoli ricadenti nelle oasi di protezione faunistica e di cattura del Monte Ortobene, in possesso di regolare porto di fucile per uso caccia, ad abbattere i cinghiali nel corso di tutto l’anno, così come già previsto in diverse regioni d’Italia».

La crescita a dismisura degli esemplari di cinghiale sta compromettendo l’equilibrio ambientale di vecchi ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico come il Monte Ortobene, evidenziano i firmatari della lettera. «Bisogna quindi prendere opportuni e coraggiosi provvedimenti al fine di evitare devastazioni sui fondi coltivati». All’interno dell’oasi, infatti, l’attività agricola è esercitata prevalentemente da agricoltori non a titolo principale, ovvero da soggetti diversi da imprenditori agricoli. «Agli stessi, peraltro, è stato consentito nel periodo della pandemia di spostarsi per raggiungere il proprio terreno al fine di mantenere il territorio in buone condizioni agronomiche ed ambientali, e provvedere alla pulizia, alla potatura delle piante, allo sfalcio dell’erba e all’abbruciamento di ramaglie per prevenire il rischio di incendi, che rappresenta un pericolo costante con l’approssimarsi della stagione estiva». Lavoro che tuttavia rischia di essere «vanificato dai continui danneggiamenti da parte dei cinghiali, cresciuti a dismisura all’interno dell’oasi del Monte Ortobene».

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