I panificatori disperati: «Tartassati da Abbanoa»

Macomer. L’imprenditrice Fozzi: violati gli accordi per una dilazione dei debiti «Ci viene intimato di saldare vecchie fatture, saremo costretti a licenziare» 

MACOMER. «La situazione è complicata, e se l'intesa raggiunta nel febbraio 2019 non dovesse trovare concreta attuazione, non si esclude l'ipotesi di mandare a casa i dipendenti. L'acqua, per quanto preziosa, non può costare più della farina ed incidere così profondamente nel ciclo di produzione del pane». Nel pronunciare queste parole l'imprenditrice macomerese Caterina Fozzi sventola gli avvisi recapitati da Abbanoa nei giorni scorsi e che contengono l'intimazione a pagare fatture insolute risalenti a qualche anno fa. «Si tratta dell'ennesimo atto di una vicenda ormai datata e ben conosciuta da tanti, che penalizza enormemente le imprese operanti a Tossilo e Bonu Trau, costrette a pagare l'acqua a costi esorbitanti dopo il passaggio di gestione dall'ex Consorzio industriale ad Abbanoa – osserva la panificatrice di Macomer –. La questione era già stata sollevata nelle prime settimane del 2019 e aveva portato ad un incontro cui avevano partecipato i vertici di Abbanoa, gli amministratori locali e tutte le sigle sindacali, e che si era concluso con un accordo basato su quattro punti essenziali: dilazione delle fatture in sette anni, applicazione progressiva degli aumenti tariffari, bonus idrico e valutazione delle posizioni debitorie delle singole aziende. Dall'incontro sono già passati trenta mesi e l'intesa non ha trovato applicazione. Anzi, sulla questione è calato un silenzio assordante, nonostante le sollecitazioni della sottoscritta e dell'amministrazione di Macomer tramite la vice sindaca Rossana Ledda. E ora, con l'arrivo dei nuovi avvisi di pagamento ci troviamo punto e a capo, come se l'accordo raggiunto oltre due anni fa fosse carta straccia».

A preoccupare Caterina Fozzi e i suoi colleghi macomeresi sono anche gli effetti del Covid 19: «Dall'inizio della pandemia a oggi abbiamo registrato un calo diffuso delle vendite a fronte di un aumento dei costi di gestione. Privi di sostegni economici, e con l'incremento delle tariffe idriche, fatichiamo ad andare avanti. E, d'altro canto, non possiamo neppure intervenire sul prezzo del pane, e adeguarlo ai maggiori costi di gestione, in quanto bene di prima necessità».

In che modo si può allora definire la vicenda delle bollette Abbanoa? L'imprenditrice macomerese non ha dubbi: «Per superare lo stallo che si è creato e trovare una soluzione definitiva, è necessario un impegno corale di Abbanoa, Comune e associazioni di categoria, che non possono lasciare soli i panificatori in un momento così delicato. In ogni caso, non vogliamo neppure prendere in considerazione l'idea di ricorrere alle vie legali, che comporterebbe lungaggini e spese ulteriori. La verità è che, se non si trova una strada, potremmo essere costretti a licenziare».

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