In mostra le “Gens ilienses” di Pietro Basoccu

SANTA MARIA NAVARRESE. Sessantacinque facce della quotidianità. E quando la quotidianità tesse le trame della fotografia, ancor più se in bianco e nero, diventa un’opera d’arte. A portata di tutti,...

SANTA MARIA NAVARRESE. Sessantacinque facce della quotidianità. E quando la quotidianità tesse le trame della fotografia, ancor più se in bianco e nero, diventa un’opera d’arte. A portata di tutti, come l’arte deve essere. Sono i volti della “Gens ilienses” del fotografo di Villagrande Strisaili, Pietro Basoccu che, se fa bisticciare i latinisti tra singolare e plurale, mette tutti d’accordo nell’intercettare lo sguardo del camminatore distratto e portarlo oltre e altrove.

È quanto accaduto qualche giorno fa sul lungomare di Santa Maria Navarrese dove il pediatra fotografo ha presentato la sua ultima fatica artistica: sessantacinque volti di uomini e donne elegantemente incastonate sulle pietre ai piedi dell’antica chiesa della frazione a mare di Baunei, gli stessi che si sfogliano sul catalogo edito dalla Soter, con prefazione del fumettista Bepi Vigna e di un altro nome della fotografia, Salvatore Ligios.

Anche tanti turisti, alla presentazione ufficiale del lavoro, su un lungomare affollato di turisti e artisti che vedono, ascoltano, si fermano e passano in rassegna ciascuno di quei visi. Alcuni noti, altri sconosciuti, ma tutti capaci di raccontare storie e di farle immaginare, addirittura inventare, con i loro sguardi, le loro pose, gli strumenti e gli sfondi.

Il pantheon ogliastrino degli artisti è dunque servito su un piatto bianco e nero, dove poco importa se si è nati in questo fazzoletto di terra o se da qui si è passati o si è lasciata una traccia. Basoccu rimanda un’immagine di ciò che vede e vive, ogni giorno, senza edulcorarla di ciò che può non essere “fotograficamente corretto”, sgretolando ancora una volta luoghi comuni, formule perfette, cartoline della tradizione e immagine stereotipate degne dei souvenir e lo fa con il suo stile, scomparendo dalla scena e lasciando il posto a chi, davanti all’obiettivo, ha tanto da dire pur non proferendo parole. Essenziali le biografie: il luogo di nascita, ma non sempre; il campo di interesse, che spazia dalla musica, alla pittura e scultura, al teatro, alla scrittura, al disegno e tatuaggio, all’archeologia e via via a ogni semplice idea vestita di bellezza che può essere l’arte.

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