Lingua blu, colpiti cento allevamenti

Decine i capi morti, per i proprietari al danno si aggiunge la beffa: le spese di smaltimento sono interamente a loro carico

NUORO. Oltre il danno, la beffa. Gli allevatori che iniziano a contare ormai a decine i capi morti per la Blue tongue dovranno pagare di tasca i costi dello smaltimento. È quanto sta capitando in queste ore nelle aziende infettate dal sierotipo 4 del virus. Alle porte di Nuoro si stanno scavando le fosse per sotterrare le carcasse delle pecore. «I costi di queste operazioni saranno a carico di noi proprietari», attacca Gigi Sanna, allevatore con azienda nella valle di Marreri, che l’altro giorno ha scoperto dagli uffici comunali dell’assessorato all’Ambiente di Nuoro che non esiste alcuna convenzione per realizzare le fosse e che l’allevatore dovrà accollarsi i costi per intero.

Intanto dalle Assl di Sassari e Cagliari sono arrivati i primi veterinari che devono supportare i loro colleghi per realizzare tramite le vaccinazioni cordone sanitario che impedisca al virus veicolato dal culicoide di diffondersi in altre aziende. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire se non fosse che il report dei servizi veterinari rappresentano un quadro impietoso: a ieri gli allevamenti colpiti erano un centinaio.

Mentre nelle campagne si iniziano a contare i danni – solo a Marreri le aziende raggiunte dal virus sono quattro – l’eco dell’emergenza sanitaria che ha ripreso a colpire il settore ovicaprino isolano è destinata a raggiungere la capitale con un’interrogazione della deputata sarda Mara Lapia. «L’irruzione della Lingua blu nelle zone ritenute maggiormente a rischio – Ogliastra e Nuorese – e il repentino diffondersi del morbo nell’Oristanese, nel Sarrabus e nel Gerrei testimonia in maniera drammatica che l’Ats è fallimentare anche sul fronte della sanità animale» accusa la capogruppo di Cd che punta l’indice contro la mancata profilassi e si spinge a chiedere le dimissioni dei vertici aziendali. «Ancora una volta – accusa – i vertici dell’Azienda unica hanno dimostrato la loro incapacità perché non sono riusciti a garantire la copertura vaccinale delle greggi nonostante l’assunzione a tempo determinato dei veterinari che sono stati mal distribuiti sui territori». Per Lapia è arrivato il momento che il commissario straordinario Ats, Massimo Temussi, dia spiegazioni su quanto è accaduto nelle campagne sarde o si dimetta. «Questa vicenda in tutta la sua gravità finirà all’attenzione del ministro. Nel frattempo chiedo all’Ats: perché i servizi veterinari delle Assl di Nuoro e Lanusei, pur essendo sotto organico rispetto ai carichi di lavoro e alle indicazioni della Carta dei rischi dell’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale, non sono stati potenziati? Per quale motivo in altre zone, Sassarese e Cagliaritano, i veterinari sono stati impiegati per il tracciamento Covid? Queste domande – incalza la parlamentare – devono avere una risposta immediata con il potenziamento dell’organico in particolare nei distretti più sguarniti».

La componente della commissione affari sociali e sanità della Camera dei deputati è in buona compagnia: Cia agricoltori Sardegna sostiene praticamente le stesse argomentazioni. «Il forte ritardo delle vaccinazioni ha favorito lo scoppio dei nuovi focolai», rimarca l’associazione di categoria che ricorda come l'esplosione dei nuovi casi abbia riacceso un allarme purtroppo mai sopito. «Le vaccinazioni – incalzano i vertici regionali dell'associazione – sarebbero dovute essere programmate a partire da maggio e a oggi sarebbero dovute essere già concluse».

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