La Nuova Sardegna

Nuoro

Operatori del porto in rivolta

di Paolo Merlini
Operatori del porto in rivolta

Marina di Orosei. Pescatori, imprenditori della nautica e diportisti rischiano di nuovo lo sgombero

3 MINUTI DI LETTURA





INVIATO A OROSEI. Non c’è pace per pescatori, imprenditori della nautica e semplici diportisti di Orosei, anche in questa stagione in cui il centro baroniese, con i suoi 24 chilometri di costa, sta vivendo una delle annate migliori quanto a presenze turistiche. Già oggi potrebbero essere costretti a sloggiare, pensa pesanti sanzioni e sequestro delle imbarcazioni, dalle bocche a mare della Marina, il porto mai nato a ridosso di una delle spiagge più belle della costa orientale.

Il motivo del contendere ora è l’attracco al pontile realizzato quasi un anno fa, ma non ancora collaudato e dunque ufficialmente inagibile. Gli uomini della capitaneria si sono affacciati sul porto alcuni giorni fa dando per questo fine settimana l’ultimatum per lo sgombero. Eventualità che per gli operatori del mare significa la chiusura dell’attività. L’esodo è già cominciato, ma c’è chi resiste. Livio Pusole, pescatore e proprietario di una piccola flotta con tre pescherecci, allarga le braccia, ma lui – ogliastrino di nascita – alle difficoltà di chi opera nelle bocche a mare di Orosei ci è abituato, visto che lavora qui da una trentina d’anni. «Andarcene, e dove? Al porto di Cala Gonone dove non si vede più il mare dalla quantità di barche che ci sono? O alla Caletta? Questa volta rischierò di prendere un’altra sanzione, ma non posso permettermi di spostare le barche nel bel mezzo della stagione. Ho cinque dipendenti, non posso mica licenziarli». Accanto a lui c’è Valentino Dalu, diportista con un passato recente da imprenditore nel settore delle gite lungo la costa. «Chiediamo solo un posto dove poter ormeggiare, dopo anni di promesse», dice. Gli fa eco Nicola Cerame, titolare di Andalias, società specializzata in escursioni lungo la costa. Opera in particolare con gli ospiti degli alberghi e vorrebbe assaporare il ritorno a un fatturato dignitoso dopo l’emergenza Covid dello scorso anno. «Non capisco perché dobbiamo essere considerati imprenditori di serie B, e il Comune non prenda a cuore il nostro settore. Tra diving e tour siamo una decina di società, per un totale di almeno ottanta posti di lavoro. Vogliamo stabilità e poter guardare al futuro». Franco Cossu, un pioniere di questo porto, titolare di un servizio di rimessaggio barche e riparazione di motori, scuote la testa sconsolato: «La situazione di Orosei dovrebbe meritare un’attenzione maggiore: quella del mare e del turismo ormai è l’unica carta possibile da giocare per lo sviluppo del paese, ma sembra che non importi».

Ma per quale motivo il nuovo pontile non è ancora collaudato, visto che l’impresa ha concluso i lavori alla fine dello scorso anno? Il problema, come spiega Sandro Chessa, assessore comunale al patrimonio, è che la società siciliana Green srl non ha ancora riconsegnato il cantiere al Comune, perché avanza delle corpose riserve sul costo finale dei lavori (costati 165mila euro per un pontile con 24 posti barca, primo passo verso un numero di attracchi ben superiore). Riserve che il Comune non intende riconoscere, e per questo, come ultimo passo prima di andare a un contenzioso legale che bloccherebbe il porto per anni, ha incaricato del collaudo un professionista. L’esito, dopo un confronto con la ditta, che pure aveva subappaltato i lavori, sarà noto entro la prima decade di settembre. Nel frattempo, dopo anni di abusivismo e finalmente di rientro alla legalità, il porto di Orosei rischia di affondare prima di nascere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative