La Nuova Sardegna

Nuoro

«Generali e comandanti da condannare»

di Giusy Ferreli
«Generali e comandanti da condannare»

Lunga requisitoria del pm al processo di Lanusei. Chiesti dai tre ai quattro anni per «omissione aggravata di cautele»

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LANUSEI. «Quale che sia l’esito, questo processo non è stato inutile perché ha riportato l’attenzione sulla tutela delle persone che vivono nelle vicinanze delle zone militari e dell’ambiente». Le parole del pubblico ministero Biagio Mazzeo precedono la richiesta di condanna per gli ex comandanti del Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra. Colpevoli, per la Procura di Lanusei di non aver interdetto le aree militari dove si svolgevano brillamenti e lanci di missili e di non aver dotato il personale di dispositivi di protezione durante queste attività, ciò che in gergo giudiziario si definisce “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Dopo oltre tre ore di requisitoria di fronte al giudice monocratico Nicole Serra, il procuratore giunge alle conclusioni: chiede quattro anni di reclusione per i generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, comandanti del Pisq dal 2004 al 2010, e tre anni per i comandanti del distaccamento a mare di Capo San Lorenzo, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon.

Alla requisitoria, che rappresenta una pietra miliare nel controverso rapporto tra tutela dell'ambiente e servitù militari, assistono tre degli otto imputati (Ragazzon, Cecchetti e Ricci), i loro difensori e una buona parte degli avvocati delle tantissime parti civili che hanno animato quello che è da tutti conosciuti come il processo – ormai in odor di prescrizione – sui veleni di Quirra. Tutti rivivono i cinque lunghissimi anni del dibattimento che, tra una sospensione e l’altra, intrecciano nelle lunghissime udienze perizie e relazioni, testimonianze e dichiarazioni, rabbia e commozione. Una mole enorme di documenti che, per l’accusa, segna lo stretto sentiero di un processo complesso che avrebbe avuto bisogno di ben altri approfondimenti. «Questo non è un processo alle forze armate né vuole mettere in discussione la presenza dei militari in Sardegna. Ci stiamo occupando di contestazioni ben precise: non di una responsabilità di sistema ma di persone fisiche che non hanno dotato il personale dei dispositivi di sicurezza e impedito alle persone che frequentavano quei luoghi di entrare in contatto con sostanze inquinanti pur avendo questa responsabilità» esordisce Mazzeo accompagnato in aula da Daniele Loi, il pm che ha seguito la vicenda giudiziaria sin dagli albori. Ripercorre la genesi dell’inchiesta avviata dall’allora procuratore Domenico Fiordalisi. «L’indagine non è partita dal nulla. Dopo una forte denuncia della società civile sono emerse preoccupazioni su fatti inquietanti: patologie tumorali tra militari e cittadini, deformazioni tra gli animali». Ripercorre la storia antica e recente di quella che veniva considerata la Cape Canaveral italiana dove si consentiva la singolare copresenza tra greggi e carri armati, militari e allevatori, brillamenti e pascolo. «Il poligono non è nel deserto. La grave incidenza di linfomi, leucemie e altre patologie tumorali in gruppi ben definiti e a stretto contatto con le zone militari è il dato di fatto emerso nel dibattimento» sottolinea il pm. «Nel dibattimento sono emersi fatti rilevanti che andavano al di là delle aspettative della Procura. Cose scioccanti» dice Mazzeo, ricordando alcuni dei militari ammalati, i pastori deceduti che lavoravano all’interno del poligono e le loro. Cita la caporal maggiore Maria Chiara Pala, affetta da un raro tumore al surrene che testimoniò di aver partecipato alle bonifiche con un paio di guanti di lattice e Eligia Agus che ha dovuto dire addio ai suoi tre figli allevatori che lavoravano nelle zone adiacenti il Pisq e ha visto ammalarsi di tumore un quarto figlio. Non c’è evidenza che nel vasto poligono a cavallo tra Sarrabus e Ogliastra siano stati usati proiettili all’uranio impoverito. Il torio, usato nel puntamento dei missili francesi Milan, quello sì. Elemento che con un’alta concentrazione di antimonio, piombo ed altri metalli pesanti è stato trovato nelle ossa dei pastori deceduti e negli organi degli animali a riprova dell'inquinamento ambientale di Quirra. La discussione prosegue oggi con le parti civili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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