Macomer, ProPositivo chiede un Centro giovani

A tre anni dal “delitto del lago” l’associazione aspetta ancora risposte «La storia di Manuel Careddu deve impegnarci a creare legami tra generazioni»

MACOMER. Sono passati tre anni dal “Delitto del lago”, quando Manuel Careddu fu ucciso con violenza inaudita per mano di un gruppo di coetanei di Ghilarza sulle sponde del lago Omodeo con il cadavere del diciottenne di Macomer ritrovato dopo poco più di un mese alle periferie del centro del Guilcer. Nella chiesa della Madonna Missionaria è stata celebrata la messa in suffragio del giovane macomerese alla presenza dei genitori e dei parenti, amici e di tante persone che hanno voluto ancora una volta testimoniare la propria vicinanza alla famigllia. Proprio dal 2018 l’attivissima associazione ProPositivo ha organizzato una serie di iniziative come il memorial in onore di Manuel con la realizzazione del murales “Tra di noi” e un evento musicale: «Un caso di cronaca nera atroce – spiegano – tra i più terribili che la nostra comunità abbia mai conosciuto, consumatosi per motivi tanto futili quanti incomprensibili scioccando l’intera nazione, con mobilitazioni e commemorazioni, nel tentativo di sostenere il dolore della famiglia e di tutti i suoi cari. A distanza di tre anni, per quanto sia difficile metabolizzare l’accaduto e parlarne, per noi quanto avvenuto è rimasto un segno indelebile, monito per una missione che da allora ci accompagna e che riguarda da vicino la situazione giovanile del nostro territorio. Dal 2018 lavoriamo insieme al Forum dei Giovani di Macomer perché venga attivato in città un Centro Giovanile, per dare uno spazio di ritrovo alle nuove generazioni, per permetter loro di sviluppare le proprie competenze e passioni, sottraendoli ai bar e alla strada. Un Centro che, nonostante le promesse pubbliche dall’amministrazione, ancora non ha trovato un luogo». ProPositivo ha coinvolto in questi anni anche gli studenti degli istituti superiori di Macomer e Ghilarza con un’indagine sulla condizione giovanile.

«Non potendo offrire uno spazio, abbiamo deciso di andare a operare direttamente in quello dei giovani, attivando progetti con le scuole superiori e ora con una indagine attualissima sul benessere giovanile pre e post pandemia che verrà estesa in tutta la Sardegna. Lo facciamo perché abbiamo sempre creduto che i giovani debbano avere più voce ed esprimersi maggiormente, soprattutto su questioni che riguardano le loro vite e il loro avvenire. La storia di Manuel Careddu deve essere un profondo insegnamento e non un evento traumatico da dimenticare ma una storia tragica da imprimere nelle coscienze, per tirare fuori il meglio da tutti noi e impegnarci per creare nuovi legami tra generazioni».

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