Usi civici e case degli anni ’70 «Bisogna sbloccare l’ecobonus»

LEI. A lanciare l'allarme sono i cittadini che negli anni ’70 hanno edificato le loro case su aree gravate dall’uso civico. Senza un tempestivo intervento della Regione i proprietari degli immobili...

LEI. A lanciare l'allarme sono i cittadini che negli anni ’70 hanno edificato le loro case su aree gravate dall’uso civico. Senza un tempestivo intervento della Regione i proprietari degli immobili non potranno accedere ai benefici dell’ecobonus (il cosiddetto 110 per cento) e a nessun altra agevolazione edilizia compresi gli interventi spettanti per l’abbattimento delle barriere architettoniche. «I competenti uffici regionali si devono dare una mossa – ammonisce Salvatore Demurtas, la cui pratica edilizia è bloccata a causa dei gravami imposti dagli usi civici – nella mia stessa situazione ci sono decine di proprietari che non sanno più a quale Santo votarsi per vedere riconosciuto il diritto».

Un problema che si trascina da mezzo secolo e che nell'isola interessa la gran parte dei comuni che a suo tempo avevano autorizzato urbanizzazioni in aree gravate dagli usi civici. Nel piccolo paese del Marghine le terre gravate da uso civico occupano una superficie pari a 206,989,00 mq. Un’estensione notevole che, causa di edificazione e urbanizzazione, rende quelle porzioni di suolo non più utilizzabili per scopi agricoli. «Il Comune – spiega il sindaco Luigi Cadau – ha individuato altre aree che, in alternativa, possono essere messe a disposizione della collettività. A ostacolare la traslazione c’è, però, un vuoto normativo che attende di essere colmato». Dal Comune sono partite diverse missive agli organi competenti affinché provvedano a sanare la situazione e eliminare questa ingiustizia. Negli ultimi giorni qualcosa si è mosso. La Regione infatti ha istituito il 15 settembre un apposito ufficio a cui vengono affidate le funzioni amministrative in materia di usi civici. Pertanto le richieste di informazioni e le istanze non dovranno più essere indirizzate ad Argea Sardegna ma al Servizio territorio rurale, agro-ambiente e infrastrutture della Direzione generale dell’agricoltura e riforma agropastorale. «Speriamo che sia la volta buona è che questa matassa venga sbrogliata - dicono i proprietari degli immobili - anche perché noi siamo in possesso di regolari atti notarili che abbiamo intenzione di fare valere nelle sedi opportune, qualora questa situazione non dovesse essere sanata». L’argomento degli usi civici è stato anche affrontato dal Governo che ha affidato alle regioni il compito di autorizzare i trasferimenti, a condizione che gli insediamenti realizzati in queste aree siano precedenti al 1985, anno in cui è stata approvata la legge Galasso.

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