Sky di casa al bar gestori a processo
A giudizio i titolari di alcuni locali e circoli del Nuorese Dovranno rispondere di violazione del diritto d’autore
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NUORO. Sono accusati di violazione del diritto d’autore per aver usato la tessera Sky ad uso domestico in un locale commerciale, in occasione della trasmissione di alcune partite di calcio. Undici titolari di circoli e bar di alcuni paesi della provincia di Nuoro, sono finiti davanti al giudice monocratico del tribunale, Daniela Russo, per difendersi dall’accusa. Gli imputati che nell’usare la tessera di casa nel bar, secondo l’accusa, oltre ad aver violato dal punto di vista civilistico le condizioni contrattuali sottoscritte con la società, dal punto di vista penale avrebbero violato il diritto d’autore. Così sono finiti a processo: i nuoresi Gianbattista Puggioni e Maria Lucia Piras, I fonnesi Maria Grazia Sechi e Serafino Meloni, Cosimo Moro, Gianni Cadau e Lisetta Bua, Michele Falconi, Angelo Carta di Orgosolo, gli olianesi Caterina Catte, Giovanna Piga e Claudia Italo, difesi dagli avvocati Gianluigi Mastio, Tullio Moni, Davide Muledda e Cosimo Forma. Ieri sono stati sentiti come testi il luogotenente dei carabinieri Antonello Corrias che rispondendo alle domande del pm Marcello Serra e dei difensori degli imputati, ha ricostruito in aula l’indagine nata nel 2016 per accertare se in vari locali, tra Nuoro, Oliena, Orgosolo e Fonni avessero schede ad uso commerciale. «Si andava negli esercizi commerciali con l’ispettore della società fornitrice dell’abbonamento, proprio quando c’erano partite, e veniva controllata la scheda usata. Quasi tutte le persone avevano schede con contratto per uso domestico. L’indagine nei circoli e nei bar della nostra giurisdizione, era partita perché, fino ad allora, non avevamo mai fatto controlli di questo tipo. Tutte le volte in cui abbiamo rilevato un illecito – ha aggiunto – abbiamo sequestrato le schede e ci siamo occupati di identificare i gestori delle attività». I difensori degli imputati hanno chiesto al teste se la trasmissione degli eventi sportivi venissero pubblicizzati e se avessero svolto accertamenti sull’eventuale sovrapprezzo delle bevante somministrate agli avventori dei locali. Hanno anche insistito sulle modalità di identificazione dei titolari dei locali e sull’appartenenza delle schede sequestrate. «Non ho visto locandine sugli eventi – ha risposto il maresciallo Corrias – né abbiamo accertato l’applicazione di prezzi più alti alle bevande». Paolo Lombardo, ispettore Sky, ha spiegato come avveniva il controllo. «I gestori avevano smart card ad uso privato (il cui costo di abbonamento è inferiore rispetto all’uso commerciale). Con il numero seriale della scheda, in tempo reale abbiamo scoperto il tipo di contratto corrispondente». (k.s.)
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