Giudice di pace Macomer perde un’altra occasione

Svanisce la possibilità di riapertura dell’ufficio, nessun funzionario si fa avanti Si mobilita l’Unione dei comuni, ma i sindaci si dividono sulle spese del servizio

MACOMER. La “vertenza” giudice di pace resta un nodo cruciale per l’Unione dei comuni del Marghine. Andata deserta l’ultima manifestazione di interesse per il reclutamento di un secondo funzionario, lo scorso 23 novembre è svanita la possibilità che l’ufficio di Macomer riapra. Almeno per il momento. «La sede – spiega la presidente, Silvia Cadeddu – è chiusa dal 1° agosto 2021. Dallo scorso ottobre un responsabile, assunto tramite bando, è impegnato nel tirocinio di formazione obbligatorio per legge. Al termine del corso dovrà essere affiancato da un’altra unità. È impensabile che possa svolgere tutte le funzioni da solo. Dunque, nel malaugurato caso in cui non trovassimo nessuno, l’ufficio non tornerà operativo. Per questo è al vaglio, qualora ci fossero i presupposti, l’ipotesi di indire un concorso. Servono soluzioni a breve termine per garantire il servizio».

Tra le proposte sul tavolo anche quella del sindaco di Borore. «Il mantenimento del presidio – sottolinea Tore Ghisu – non può gravare sulle magrissime casse dei centri del nostro territorio. Della faccenda, nelle more della riforma della Giustizia e dell’auspicata riorganizzazione delle sedi periferiche, credo sarebbe opportuno si facesse carico la Regione». La strada indicata dal primo cittadino è quella dell’avvio di un dialogo diretto con lo Stato. «In sede di Conferenza – prosegue – si potrebbe riuscire a ottenere la riapertura ma anche, nella fase transitoria, la compensazione dei costi sostenuti dalle amministrazioni civiche grazie a un apposito, e necessario, contributo regionale. Sarebbe, dunque, auspicabile che nella legge Finanziaria, da discutere a breve in Consiglio, venisse inserita un’apposita posta di bilancio per consentire la selezione di risorse umane da formare e inserire in pianta stabile. Il Centro permanente per i rimpatri di Macomer richiede un continuo ricorso all’ufficio del Giudice di Pace. Le peculiarità della struttura impongono un sovraccarico di lavoro che si traduce in un maggior esborso di denaro, sottratto alle amministrazioni. Non siamo più in grado – tuona il primo cittadino – di sostenere spese extra».

Diversa la visione del sindaco di Silanus, Gian Pietro Arca. «La lotta allo spopolamento e la sopravvivenza dei piccoli centri passa soprattutto dalla salvaguardia di servizi essenziali come quello del giudice di pace. Detto ciò – afferma- «sono favorevole che ogni comune dell’unione contribuisca con fondi propri al mantenimento dell’ufficio (metà delle risorse viene stanziata dalla Regione). Da tempo ho avviato interlocuzioni con i parlamentari sardi. A breve otterremo delle risposte. Auspico che questa sia la strada giusta anche per la riapertura del tribunale di Macomer».

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