Anziano morto in corsia, prosciolti i tre medici

La gipTeresa Castagna ha accolto la richiesta della Procura e dei difensori «Il giudice ritiene infondata la notizia di reato: inidonei gli elementi raccolti»

NUORO. Tutti e tre archiviati: «Il giudice, in adesione, alle conclusioni cui è pervenuto il pm, ritiene infondata la notizia di reato, essendo insufficienti e inidonei gli elementi raccolti in indagini a sostenere l’accusa in giudizio in ordine alla materialità del reato ipotizzato». Anche per il gip Teresa Castagna, così come avevano chiesto la Procura e gli avvocati della difesa, i tre medici del San Francesco indagati per la morte di un paziente, non hanno avuto alcuna responsabilità nel decesso del pensionato Pietro Todde. Né vi sono dubbi che meritano di essere approfonditi in un processo. Tutti prosciolti, dunque, nel corso delle indagini preliminari. È stata accolta in pieno, dunque, sia la richiesta degli avvocati difensori Monica Macciotta e Giovanni Colli, sia quella della stessa Procura che aveva presentato una richiesta in questa direzione. La Procura aveva chiesto di archiviare le posizioni dei tre medici indagati: Antonina Carai, difesa dall’avvocato Giovanni Colli, Josè Maria Teresa Lai e Anna Maria Salerno, entrambe difese dall’avvocata Monica Macciotta. Il fatto contestato risale al 28 settembre del 2018, data nella quale era avvenuto il decesso del pensionato. Ma giorni prima, il 15 settembre, Todde era stato ricoverato al San Francesco perché aveva febbre alta e dolori al petto, e poi era morto in ospedale il 29 settembre. I familiari dell’uomo, tutelati dall’avvocato Mauro Intagliata, avevano raccontato come il loro papà fosse morto dopo più di una decina di giorni di ricovero e spostamenti tra reparti, per una malattia che, avevano sostenuto, non era stata riconosciuta dai medici – una polmonite massiva bilaterale. E per questo, assistiti dall’avvocato Mauro Intagliata, avevano presentato un esposto in Procura che tuttavia, al termine delle indagini, aveva presentato richiesta di archiviazione. I familiari si erano opposti e avevano ottenuto la riapertura delle indagini. Al termini della quali la stessa Procura aveva presentato una nuova richiesta di archiviazione.

E ieri il gip ha deciso: il procedimento va archiviato. «Le ulteriori indagini indicate dalla difesa degli opponenti – ha scritto il gip – appaiono l’una, la nomina di un consulente d’ufficio da parte del giudice, inammissibile e non consentita dall’ordinamento, e l’altra, l’audizione dei figli del de cuius che hanno assistito il congiunto durante la sua degenza, appare assolutamente superflua e inutile».

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