Viseras diserta la gara per i musei

La storica cooperativa esce di scena dopo venti anni. Resta in corsa soltanto una società di Firenze

MAMOIADA. Cambio di guardia nella gestione dei Musei di Mamoiada, che oltre al museo di punta, ovvero quello delle Maschere mediterranee può contare anche su quello della Cultura e del lavoro e del Mater. Esce clamorosamente di scena la coop Viseras, che ha gestito i siti fin dalla loro nascita (2001) e la strada si apre all’unica società che ha partecipato alla gara “negoziata” indetta dal Comune per la gestione integrata dei tre siti nei prossimi cinque anni. Una procedura che aveva previsto l’invito di almeno quattro soggetti, più la cosiddetta “clausola sociale” per garantire l’assunzione delle professionalità già esistenti. Oltre alla coop mamoiadina, c’erano in ballo altre tre realtà: Orientare di Cagliari, società cooperative culture di Mestre e la fiorentina D’Uva srl. L’unica che ha presentato un’offerta alla scadenza del 23 dicembre è stata quest’ultima. Ma come mai Viseras non ha partecipato? Sono gli stessi soci della coop, i fratelli Mario e Gianluigi Paffi e Rita Mele, a rispondere con una lunga lettera pubblicata ieri su Facebook.

«Oggi, Viseras, dopo vent’anni di gestione, si trova nella condizione di non poter più proseguire in questo percorso, che per i soci era diventato un progetto di vita, più che un semplice posto di lavoro. Purtroppo, sono venute a mancare le condizioni, sia economiche che etiche, per poter intraprendere un qualsiasi progetto culturale, ma soprattutto è venuta a mancare un’idea condivisa di sviluppo e di crescita. Quello che emerge dal bando è un’idea di Museo che non ci appartiene», scrivono Paffi e Mele dopo aver premesso il percorso di crescita avuto dal museo in quattro lustri, quando Mamoiada non era affatto una meta turistica. «Non condividiamo nessun punto di questa nuova programmazione che vuole trasformare il Museo delle Maschere in un semplice “bigliettificio” a discapito della qualità dei servizi e della professionalità degli operatori; la nostra è una visione di gestione completamente opposta a quella prevista nel nuovo progetto». Poi prendono di mira i vari punti del capitolato di gara: «rappresentano un elenco di prescrizioni, obblighi e penali che ci rifiutiamo di accettare e sottoscrivere e li consideriamo ben lontani dalle fondamentali basi di un progetto comune di collaborazione e programmazione futura. Il corrispettivo e l’insieme delle regole e condizioni di gestione che costituiscono i termini economici prospettati, rendono la concessione insostenibile e irrealizzabile», scrivono nel documento di commiato dei soci Viseras. Il sindaco Luciano Barone difende l’operato dell’amministrazione e degli uffici che hanno partorito un bando che può fare solo bene allo sviluppo del paese in termini anche di equità e distribuzione delle risorse assicurando che gli incassi dei biglietti finanzieranno i costi fissi del museo e attività culturali. Barone è deciso a percorrere fino in fondo la strada che con l’inizio del nuovo anno dovrebbe dare inizio alla gestione integrata dei musei, ma appare sorpreso «dal clamore eccessivo di questi giorni della vicenda. Voci non sempre corrette pronunciate con troppa leggerezza anche da addetti ai lavori e da rappresentanti di istituzioni con gravi omissioni sui contenuti del capitolato. Discorsi lacunosi che non fanno bene alla gara tuttora in corso», dice il primo cittadino. «A noi dispiace sinceramente che l’impresa locale abbia deciso di disertare la gara. Una gara dove l’80% del punteggio andava a premiare l’offerta tecnica, quindi competenza e professionalità acquisita e solo il 20 quella economica. Inoltre nei vari e frettolosi commenti non ho letto da parte di nessuno sottolineare la clausola sociale che obbligava un vincitore diverso da quello precedente ad assumere le professionalità esistenti e a parlare dei tanti oneri di vantaggio previsti dal capitolato. Il museo vorrei ribadire è un bene del paese e della comunità e deve provvedere e tutelare artigiani, aziende e operatori economici complessivamente. Noi siamo convinti di aver pensato a tutti in un’ottica di equità e sviluppo, il più trasparente possibile».

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