Bolotana, attentati contro una famiglia nomade: è giallo

Il municipio di Bolotana

Gli episodi non sono mai stati denunciati, li segnala adesso l'Asce, Associazione sarda contro le emarginazioni, che per voce del presidente Antonello Pabis chiede un incontro con la sindaca del paese e il prefetto di Nuoro

NUORO. Dal 2019 una famiglia di etnia rom, stanziatasi a Bolotana, avrebbe subito un'escalation di attentati, culminati nell'ultima settimana in tre differenti episodi nei quali sono state danneggiate due automobili e un camper. La notizia arriva dall'Associazione sarda contro le emarginazioni (Asce) che parla di «cacciata degli zingari», ma i casi segnalati, secondo la sindaca del paese Annalisa Motzo, non sono mai stati denunciati. La vicenda così, assume i contorni del giallo. Per il presidente dell'Asce Antonello Pabis, «non c'è dubbio che, nonostante queste persone siano pacifiche, ci sia qualcuno che non ama la civile convivenza, peraltro facendo torto anche alla consueta ospitalità dei bolotanesi. Colpiscono vigliaccamente al buio, seminano odio e violenza impedendo la convivenza civile. Non sappiamo chi siano, da dove vengano e se siano attentati di stampo razziale, di ignorante pregiudizio o se ci siano altri interessi».

L'associazione ha quindi inviato alla sindaca di Bolotana e al Prefetto di Nuoro una richiesta d'incontro. «Cercheremo di capire cosa è successo - dice all'Ansa la prima cittadina - ma continuiamo ad apprendere dalla famiglia di attentati a loro carico senza averne riscontro. Invito quindi la famiglia a denunciare alle forze dell'ordine questi fatti, perché in passato ciò non è avvenuto con puntualità, impedendo di far luce sull'intera vicenda. Per ben due volte erano stati incendiati i loro mezzi negli anni passati e per ammissione della stessa famiglia gli attentatori non sarebbero stati di Bolotana. I fatti - rimarca la sindaca Motzo - sono da dimostrare e trovo quindi oltraggiosa la descrizione della nostra comunità non accogliente e violenta verso gli stranieri: da dieci anni da noi si sono integrate diverse famiglie marocchine e di altre etnie e non si sono mai verificati episodi di violenza». (Ansa).

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