Diffamò il sindaco: condanna a 6 mesi
Siniscola, con un video su Instagram aveva offeso l’onore di Gianluigi Farris
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NUORO. Accusata di diffamazione aggravata nei confronti del sindaco di Siniscola, Gian Luigi Farris, Sonia Pau è stata condannata dal giudice Alessandra Ponti, alla pena di 6 mesi e al risarcimento della parte civile. L’imputata aveva chiesto di essere giudicata con rito abbreviato, condizionato all’audizione di un teste. Prima della chiusura dell’istruttoria dibattimentale, ieri, infatti, è stata sentita in aula la titolare del profilo “hotel-i narcisi-sardegna” su Instagram su cui era stato pubblicato il video che offendeva l’onore e la reputazione del primo cittadino baroniese. La teste ha dichiarato davanti al giudice che solo lei poteva avere accesso esclusivo al social network.
Secondo l’accusa l’imputata, difesa dall’avvocato Ivano Iai, comunicando con più persone e attraverso la pubblicazione del video aveva dato del “pagliaccio” al sindaco Farris (che era parte civile con l’avvocato Marco Cuccu) e lo aveva accusato di “essersi messo alla direzione dei lavori in via Matteotti anziché pensare a risolvere i problemi dei cittadini”. Alla base dei malumori tra il primo cittadino e alcuni residenti del quartiere cittadino, la realizzazione da parte del Comune di alcuni marciapiedi lungo la via, che avrebbero invaso alcune proprietà private, compresa quella dell’imputata. Il sindaco Gialuigi Farris, nel video pubblicato in rete, veniva accusato di essere “il distruttore del paese” colui che “ostacola chi, invece, aveva deciso di investire in una città che lui stava cercando di distruggere”. Il difensore dell’imputata nel corso della prima udienza aveva sollevato una questione preliminare, poi rigettata dal giudice, perché riteneva che quei files, “corpo del reato”, una volta acquisiti dalla polizia giudiziaria erano finiti direttamente nel fascicolo del pm, e poi in quello del dibattimento, ma secondo un’errata procedura. Per l’avvocato Iai, infatti, dal cd che conteneva tre files erano stati estrapolati alcuni elementi. Il disco, in sede di deposito di querela, era stato aperto e analizzato da un agente di polizia, era stato utilizzato, analizzato, e quindi, manomesso. Per il pm, invece, il disco era stato acquisito secondo la giusta procedura, e la visione non ne aveva alterato i dati. Ieri il pm alla fine della requisitoria ha chiesto la riqualificazione del fatto come ingiuria, e la successiva assoluzione dell’imputata per depenalizzazione del reato. La parte civile, invece, ha insistito sulla sua colpevolezza, mentre la difesa ne ha chiesto l’assoluzione.(k.s.)
Secondo l’accusa l’imputata, difesa dall’avvocato Ivano Iai, comunicando con più persone e attraverso la pubblicazione del video aveva dato del “pagliaccio” al sindaco Farris (che era parte civile con l’avvocato Marco Cuccu) e lo aveva accusato di “essersi messo alla direzione dei lavori in via Matteotti anziché pensare a risolvere i problemi dei cittadini”. Alla base dei malumori tra il primo cittadino e alcuni residenti del quartiere cittadino, la realizzazione da parte del Comune di alcuni marciapiedi lungo la via, che avrebbero invaso alcune proprietà private, compresa quella dell’imputata. Il sindaco Gialuigi Farris, nel video pubblicato in rete, veniva accusato di essere “il distruttore del paese” colui che “ostacola chi, invece, aveva deciso di investire in una città che lui stava cercando di distruggere”. Il difensore dell’imputata nel corso della prima udienza aveva sollevato una questione preliminare, poi rigettata dal giudice, perché riteneva che quei files, “corpo del reato”, una volta acquisiti dalla polizia giudiziaria erano finiti direttamente nel fascicolo del pm, e poi in quello del dibattimento, ma secondo un’errata procedura. Per l’avvocato Iai, infatti, dal cd che conteneva tre files erano stati estrapolati alcuni elementi. Il disco, in sede di deposito di querela, era stato aperto e analizzato da un agente di polizia, era stato utilizzato, analizzato, e quindi, manomesso. Per il pm, invece, il disco era stato acquisito secondo la giusta procedura, e la visione non ne aveva alterato i dati. Ieri il pm alla fine della requisitoria ha chiesto la riqualificazione del fatto come ingiuria, e la successiva assoluzione dell’imputata per depenalizzazione del reato. La parte civile, invece, ha insistito sulla sua colpevolezza, mentre la difesa ne ha chiesto l’assoluzione.(k.s.)
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