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Nuoro

Guerra tra medici: assolta Anna Ticca

Guerra tra medici: assolta Anna Ticca

L’ex primaria di Neurologia al San Francesco ha affrontato 4 anni di processo con l’accusa di abuso d’ufficio e mobbing

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NUORO. È bastato sentire la pronuncia dell’articolo 530 del codice di procedura penale per capire che era finita bene, a favore dell’imputata. Il difensore di fiducia, l’avvocato Pietro Sanna le ha poggiato la mano sulla schiena, e insieme hanno continuato ad ascoltare la lettura del dispositivo da parte del presidente del collegio, Luisa Rosetti. Anna Ticca, medico in pensione e all’epoca primaria del reparto di Neurologia del San Francesco, accusata di abuso d’ufficio e mobbing, ieri mattina è stata assolta con la formula più ampiamente liberatoria: “perché il fatto non sussiste”, che nega il presupposto storico dell’accusa. Un attimo di commozione come atto liberatorio per la professionista, che per 4 anni ha dovuto lottare in aula per smontare quell’impianto accusatorio che la vedeva protagonista di azioni e atteggiamenti persecutori nei confronti del medico Gavino Pittalis, parte civile con l’avvocato Diego Mastromarino. Ma come si sa, la prova si forma in dibattimento, nel contraddittorio delle parti, davanti a un giudice terzo ed imparziale. E in questo caso, alla fine dell’istruttoria dibattimentale, lo stesso pubblico ministero, Ilaria Bradamante, dopo aver ripercorso le accuse nei confronti della ex primaria, bollandole come “false”, ne aveva chiesto l’assoluzione. Aveva confermato la «verità dei fatti» sostenendo che non ci fosse alcun elemento per provare la penale responsabilità dell’imputata, che non doveva occuparsi del medico, in quanto non faceva parte del suo reparto, nonostante la difesa di Pittalis sostenesse che a provarlo ci fossero atti e delibere. Conclusioni molto apprezzate dalla difesa che in apertura di arringa, le aveva definite «come un atto di onestà e di intelligenza da parte del pm, che aveva fatto un passo indietro, provando come il dottor Gavino Pittalis non fosse incardinato nella struttura di Neurologia». Esattamente come aveva ben spiegato l’imputata quando aveva deciso di sottoporsi all’esame. Aveva raccontato dell’incarico da lei ricevuto nel 2009 per la gestione della struttura complessa di Neurologia, e di come dal 2003 al medico Gavino Pittalis era stato affidato l’incarico della struttura semplice di elettromiografia, poi revocata nel 2014. E sarebbe stata proprio questa chiusura ad aver creato i problemi tra il medico e l’ex primaria, in quanto, dopo la cessazione del servizio, si era resa necessaria una “ricollocazione” del fisiatra all’interno della struttura complessa di Neurologia. «Ma il dottor Pittalis – aveva detto Anna Ticca – lavorava in autonomia. Era un fisiatra e io non potevo coordinare la sua attività se non nell’ambito della neurologia. Lui rivendicava la sua posizione di fisiatra del centro di sclerosi multipla, perciò doveva rivolgersi al reparto di Fisiatria. A dimostrarlo il fatto che da lui non ricevessi domande di ferie, congedi, liste Cup. Inoltre – aveva concluso – nel quadro orari dei medici della struttura che mensilmente mandava l’ufficio personale, il suo nome non compariva mai». La sentenza di ieri le ha dato ragione. (k.s.)



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