«Il parco del Gennargentu va rivisitato e condiviso»
di Michela Columbu
Il sindaco Melis: vogliamo progettare, ma di fatto abbiamo soltanto vincoli
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DESULO. Il 1998 è stato l’anno della istituzione del Parco del Gennargentu e del Golfo di Orosei, uno strumento che nei fatti non ha mai trovato applicazione «perché calato dall’alto e non condiviso con le popolazioni locali». La spiegazione alle avversioni a quella idea di gestione di un patrimonio ambientale importantissimo, arriva senza troppi giri di parole dal sindaco di Desulo Gian Cristian Melis, che a un anno dalle nozze d’argento mai celebrate tra territorio e sistema Parco lancia alcune proposte che sottintendono appunto una diretta partecipazione e coinvolgimento della popolazione nella gestione del territorio. «Non abbiamo il parco ma di fatto abbiamo comunque un sacco di vincoli che derivano da un sommarsi di azioni per quella che si definisce la tutela ambientale – spiega il primo cittadino –. Tra sito di interesse comunitario, zona di protezione speciale, vincoli per assetto idrogeologico, vincoli fluviali, cosa è possibile fare nelle nostre aree? Nulla».
«Oggi abbiamo un territorio che può essere utilizzato ad esempio sul piano di valorizzazione degli usi civici, ma non lo possiamo fare perché ci sono i vincoli che ho appena elencato. Ecco che abbiamo meno bisogno di ambientalismo da salotto e di maggiore ascolto del territorio perché quando l’ultimo pastore abbandonerà queste montagne quando di fatto non potrà fare nessun tipo di miglioramento alla sua azienda, allora non rimarrà davvero nessuno a guardia, ma non del territorio, nemmeno del paese che ricordiamo si sta inesorabilmente spopolando. Il punto della situazione – prosegue Melis – è questo: vogliamo gli strumenti per progettare nel nostro territorio, nel rispetto dell’ambiente che ci circonda, senza dover ricorrere a opere faraoniche ma con una progettazione sostenibile: partendo da piccole strutture. Al momento se dobbiamo prendere in mano quella idea di parco, che mira più alla creazione di una riserva indiana che al suo sviluppo economico, beh, allora siamo qua a ribadire che no, non è possibile comunque». Per il primo cittadino di Desulo occorre dare corso a una vera e propria legge sulla Montagna, pensata da chi il territorio lo vive, partendo da un’idea di sviluppo economico a cui si accosti quella della tutela ambientale. E non viceversa. Ad esempio con una infrastrutturazione energetica che evitando mostri che deturpano il panorama, si appoggi invece a delle comunità energetiche. «Il dialogo tra i diversi territori che compongono questa perimetrazione Parco è poi fondamentale, basti pensare che con Arzana e Villagrande – spiega ancora – stiamo già costruendo qualcosa che permette di vivere il bosco e allo stesso tempo di creare opportunità di sviluppo, attraverso l’area di Girgini. Credo che in generale serva un dialogo a più livelli istituzionali, con l’Università che può essere motore e veicolo di proposte studiate per permettere a chi c’è di restare e a chi è andato via di tornare». Il Parco è quindi, per il territorio del Gennargentu, almeno sul versante desulese, qualcosa che, se si pensa di applicare, dev’essere smontato pezzo per pezzo, ripensato e ricostruito. Come una computer datato ma mai utilizzato, va riaggiornato con nuovi programmi, e messo nella possibilità di funzionare secondo le ultime tecnologie di trasmissione. «Altrimenti sarà solamente uno strumento tanto declamato da chi a Desulo e nei suoi boschi forse ci è passato una volta per sbaglio, che si basa su un’idea di tutela del territorio che non corrispondeva allora, e corrisponde ancora meno ora alla nostra idea di vivere qua».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Oggi abbiamo un territorio che può essere utilizzato ad esempio sul piano di valorizzazione degli usi civici, ma non lo possiamo fare perché ci sono i vincoli che ho appena elencato. Ecco che abbiamo meno bisogno di ambientalismo da salotto e di maggiore ascolto del territorio perché quando l’ultimo pastore abbandonerà queste montagne quando di fatto non potrà fare nessun tipo di miglioramento alla sua azienda, allora non rimarrà davvero nessuno a guardia, ma non del territorio, nemmeno del paese che ricordiamo si sta inesorabilmente spopolando. Il punto della situazione – prosegue Melis – è questo: vogliamo gli strumenti per progettare nel nostro territorio, nel rispetto dell’ambiente che ci circonda, senza dover ricorrere a opere faraoniche ma con una progettazione sostenibile: partendo da piccole strutture. Al momento se dobbiamo prendere in mano quella idea di parco, che mira più alla creazione di una riserva indiana che al suo sviluppo economico, beh, allora siamo qua a ribadire che no, non è possibile comunque». Per il primo cittadino di Desulo occorre dare corso a una vera e propria legge sulla Montagna, pensata da chi il territorio lo vive, partendo da un’idea di sviluppo economico a cui si accosti quella della tutela ambientale. E non viceversa. Ad esempio con una infrastrutturazione energetica che evitando mostri che deturpano il panorama, si appoggi invece a delle comunità energetiche. «Il dialogo tra i diversi territori che compongono questa perimetrazione Parco è poi fondamentale, basti pensare che con Arzana e Villagrande – spiega ancora – stiamo già costruendo qualcosa che permette di vivere il bosco e allo stesso tempo di creare opportunità di sviluppo, attraverso l’area di Girgini. Credo che in generale serva un dialogo a più livelli istituzionali, con l’Università che può essere motore e veicolo di proposte studiate per permettere a chi c’è di restare e a chi è andato via di tornare». Il Parco è quindi, per il territorio del Gennargentu, almeno sul versante desulese, qualcosa che, se si pensa di applicare, dev’essere smontato pezzo per pezzo, ripensato e ricostruito. Come una computer datato ma mai utilizzato, va riaggiornato con nuovi programmi, e messo nella possibilità di funzionare secondo le ultime tecnologie di trasmissione. «Altrimenti sarà solamente uno strumento tanto declamato da chi a Desulo e nei suoi boschi forse ci è passato una volta per sbaglio, che si basa su un’idea di tutela del territorio che non corrispondeva allora, e corrisponde ancora meno ora alla nostra idea di vivere qua».
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