La storia dimenticata di Rita e Cristina Parodi: le gemelle siamesi nate a Sassari
Protagoniste di una vicenda umana dolorosa, segnata dalla curiosità morbosa di giornalisti e scienziati
Sassari Un corpo solo e due anime in coabitazione. È la storia della brevissima vita di Rita e Cristina Parodi, nate a Sassari il 3 marzo del 1829 e morte a Parigi otto mesi dopo, il 23 novembre. Gemelle siamesi, unite in un solo corpo dalla vita in giù.
Protagoniste di una vicenda umana dolorosa, segnata dalla curiosità morbosa di giornalisti e scienziati e dalle difficoltà dei poverissimi genitori, su cui peserà per sempre un sospetto terribile: tentarono di salvarle o le usarono per guadagnare qualche soldo? In Sardegna la loro vicenda è pressoché sconosciuta. In Francia fu un caso nazional-popolare, rimasto impresso nella coscienza collettiva tanto da essere citato da Honoré de Balzac nel suo romanzo Une fille d’Eve del 1839. E fino a pochi decenni fa, il loro scheletro era esposto al Museo di Storia naturale di Parigi. Rita e Cristina nacquero quasi certamente in un’abitazione dentro le mura della città: Sassari stava cominciando a espandersi oltre la cinta proprio in quegli anni.
Il nome della madre era Maria Teresa, che aveva 32 anni al momento del parto, quello del padre Giambattista: i due avevano avuto otto figli, tutti sani. Possiamo solo immaginare la sorpresa della levatrice, quando si scoprì che quelle due testoline non erano quelle di due normali gemelline.
Le piccole avevano due capi, due busti e un paio di braccia ciascuna, ma dal bacino in giù erano unite, condividevano i genitali e le gambe. Probabilmente fu uno choc, per i genitori e per i presenti, e in breve tempo la notizia dev’essersi diffusa in tutta Sassari, che all’epoca contava più o meno 20mila abitanti: casi simili, nella memoria popolare, dovevano essere conosciuti, ma erano comunque infrequenti. E soprattutto era rarissimo che i siamesi, o gemelli dicefali come si chiamavano all’epoca, nascessero vivi. Alla bimba di destra venne dato il nome di Rita, l’altra fu chiamata Cristina.
Non sappiamo se furono battezzate. Probabilmente il parroco si interrogò e consultò con i suoi superiori per capire cosa fare: il corpo era uno solo, ma le anime da salvare due. Quel che sappiamo, perché raccontato nei resoconti scientifici e giornalistici francesi, è che Rita aveva una salute più cagionevole di Cristina: mangiava meno, tendeva ad ammalarsi più spesso e sembrava essere di umore più ombroso. Non conosciamo l’impatto che questa vicenda ebbe sui sassaresi, ma sappiamo che poche settimane dopo il parto, i genitori decisero di partire verso Parigi.
Secondo lo storico della medicina Jan Bondeson, che racconta il caso di Rita e Cristina ne Il libro segreto della medicina (Castelvecchi, 2011) arrivarono in Francia a ottobre del 1829, dopo un breve tour in alcune città italiane. Sono gli anni dei freak show, le rassegne di mostri: la donna barbuta, l’uomo più forte del mondo e, perché no, il bimbo bicefalo. Non sappiamo, e non sapremo mai, se i genitori volessero solo far soldi o se, mettendo in mostra le figlie, cercassero di recuperare le risorse per garantire loro adeguata assistenza medica.
Quel che sappiamo, è che le autorità cittadine di Parigi sospesero gli spettacoli, ritenuti degradanti per le piccole, ma i genitori, costretti a trasferirsi in una catapecchia, continuarono a ricevere in segreto, e dietro compenso, medici e giornalisti. E sul comportamento di questi medici, Bondeson getta più di un’ombra: «I medici avrebbero potuto curare le piccole gratuitamente, ma sembravano più interessati allo svolgimento dell’autopsia». Il fatto è che, ormai completamente al verde, la famiglia era stata costretta a trasferirsi in una casa senza riscaldamento e il freddo autunno parigino fece ammalare la piccola Rita, mentre la sorella Cristina non mostrava cedimenti di salute.
«Il 23 novembre 1829, a 8 mesi e 11 giorni, tre giorni dopo che Rita si era ammalata, emise il suo ultimo respiro, dopo una lunga lotta. Nello stesso istante, sua sorella, che in precedenza era apparsa del tutto sana, emise un grido, lasciò la mano della madre e morì».
Sui giornali popolari parigini si infiammò la polemica, l’opinione pubblica si divise fra chi accusava i genitori e chi rimproverava i medici di essersi preoccupati dell’anatomia e non della salvezza delle bambine. Ed effettivamente, il padre di Rita e Cristina venne convinto ad autorizzare la dissezione delle figlie dall’illustre anatomista e zoologo Isidore Geoffroy Saint-Hilaire che si presentò nell’abitazione accompagnato dalla polizia. Il resoconto dell’autopsia, a cui presero parte diversi luminari della medicina francese del tempo, fu pubblicato dal medico Étienne Renaud Augustin Serres: l’opera originale è quotata sul sito biomedrarebooks 1000 dollari. Il libro, illustrato con 20 litografie che mostrano le caratteristiche anatomiche delle due gemelle, parla di Duplicité Monstrueuse.
Mostri, così venivano viste all’inizio dell’Ottocento le due piccole bimbe. Che avevano avuto la sfortuna di nascere con due anime, imprigionate in un corpo solo
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