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Nuoro

Foto hard dell’ex amica 45enne condannato

Foto hard dell’ex amica 45enne condannato

Sentenza del gup: 1 anno e 8 mesi di reclusione, più il risarcimento di 20mila euro Per l’accusa l’uomo aveva pubblicato le immagini in rete per punire la sua vittima

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NUORO. Per anni si è sentita additata e marchiata per quelle immagini “spinte” che la ritraevano, e che senza il suo consenso, erano approdate nella memoria infinita della rete, perciò perennemente disponibili. Ieri una donna del Nuorese ha vinto la sua battaglia. Aveva denunciato l’uomo che per vendetta, per offenderne la reputazione e la dignità, aveva diffuso alcune sue immagini intime. Il gup del tribunale di Nuoro, Giacomo Ferrando ha condannato un 45enne, a 1 anno e 8 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 10mila euro di multa, e delle spese processuali. Gli ha concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, ma lo ha condannato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, e al pagamento della somma di 20mila euro a titolo di provvisionale. Difeso dall’avvocato Gianfranco Careddu, l’imputato accusato di Revenge porn, aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Secondo l’accusa aveva violato la privacy della vittima, diffondendo in modo illecito immagini e video sessualmente espliciti. Aveva rubato alla donna foto che la ritraevano in momenti intimi, e senza il suo consenso, le aveva pubblicate e cedute a terzi. Immagini e video hard che per la vittima dovevano rimanere private, erano invece finite sul gruppo Telegram “Solo porno amatoriale”. Un atto di punizione, secondo il pm Riccardo Belfiori, con il solo intento di “macchiare” l’immagine della donna.

L’imputato e la giovane si conoscevano e si frequentavano, tanto che lui avrebbe approfittato del fatto che lei avesse dimenticato il telefono nella sua auto, per trasferire quei files al suo dispositivo. Immagini che, però, erano state diffuse tempo dopo, tra l’estate 2018 e l’agosto 2019, quando ormai tra i due non c’era più alcun rapporto.

Il difensore dell’imputato, però, aveva sottolineato che quei files nel cellulare del suo assistito erano solo entrati e mai usciti.

Ieri, dopo la sentenza, è stata espressa soddisfazione dalla parte civile: «Spero possa servire da apripista per tutelare altre vittime che sono state violate della propria intimità» ha detto l’avvocata Concetta Sirca. «Nonostante la condanna, nessuna cifra potrà mai rimarginare la ferita che mi porterò dentro per sempre – ha aggiunto la persona offesa –. Sono fortunata ad avere avuto affianco la mia famiglia che mi ha sostenuta nei momenti più bui. Molte donne non hanno la stessa possibilità. Questa battaglia è anche per loro». (k.s.)

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