«Stalking, condanna all'omicida di Mirko»
Paola Piras, madre del ragazzo, perseguitata prima del delitto. Il pm di Lanusei chiede 4 anni e 8 mesi per Shaihd Masih
LANUSEI. L'aggressione a Paola Piras da parte dell'operaio pachistano Shaihd Masih, culminata nell'omicidio del figlio ventenne della donna di Tortolì, Mirko Farci non è stato un episodio isolato. Per i ripetuti maltrattamenti che l'uomo avrebbe inflitto alla sua compagna, prodromi inequivocabili del terribile epilogo dello scorso maggio, Masih ieri mattina si è trovato di fronte al giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Lanusei, Giorgio Cannas, per la discussione del rito abbreviato. Il pubblico ministero Giovanna Morra ha chiesto 4 anni e 8 mesi. Per sapere se l'uomo verrà condannato bisogna attendere ancora. Il 3 maggio il giudice, nel corso della prossima udienza deciderà se accogliere la richiesta del difensore, l'avvocato cagliaritano Giovanni Lo Schiavo, e quindi ordinare la perizia sullo stato mentale dell'imputato oppure procedere con la sentenza. L'aggressore 30enne di Paola Piras è finito a processo con l' abbreviato per una lunga serie di vessazioni, ingiurie e umiliazioni culminate in un tentativo di strangolamento ai danni della sua compagna.
I capi di imputazione che la Procura ogliastrina contesta all'operaio riguardano un periodo che va dal novembre del 2019 sino al dicembre del 2020. Oltre un anno, nel corso del quale, Masih Shahid avrebbe isolato quella che allora era la sua convivente, costringendola a rinunciare ai rapporti sociali, ricoprendola di pesantissimi insulti e minacciandola di morte in almeno due occasioni. Non solo, avrebbe infierito contro Paola Piras, con calci e pugni, arrivando il 15 dicembre del 2020, a stringerle le mani attorno al collo. Abusi fisici, verbali e psicologici ripetuti nel corso dei mesi che, alla fine dello scorso anno, hanno convinto la vittima, che sta affrontando un lungo percorso fisico e psicologico per riprendersi dall'aggressione messa a segno con 17 coltellate, è parte offesa ed è rappresentata dall'avvocato Paolo Pilia, a sporgere denuncia ai carabinieri di Tortolì. L'epilogo di una vicenda drammatica si è rivelato tragico: Paola Piras, solo alcuni mesi dopo, è stata aggredita dall'ex compagno violento su cui, proprio in seguito alle denunce per maltrattamenti e stalking, pendeva il divieto di avvicinamento da parte del giudice di Lanusei.
Una misura che non è servita a fermare l'operaio pachistano. L'uomo, alle prime luci dell'alba dell'11 maggio si era introdotto nell'edificio di viale Monsignor Virgilio e aveva raggiunto l'appartamento di Paola. Quella tragica mattina, con la donna, c'era il suo secondogenito Mirko. Il ragazzo nel tentativo di difendere la madre si era frapposto tra lei e il suo aggressore che lo aveva colpito con alcuni fendenti, due dei quali, mortali, avendo raggiunto in profondità il torace e un polmone. Dopo l'aggressione Masih era scappato. La sua fuga era durata poche ore: l'operaio, fermato dai carabinieri con ancora addosso gli indumenti intrisi di sangue, aveva confessato di aver accoltellato il ragazzo. Nei giorni scorsi la Procura ogliastrina guidata da Biagio Mazzeo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per l'omicidio e il tentato omicidio. L'udienza preliminare per l'omicidio di Mirko e il tentato omicidio di sua madre a sarà fissata a breve.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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