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Nuoro, detenzione e spaccio di droga: 5 imputati assolti dopo 12 anni

Il pubblico ministero aveva chiesto condanne a 6 e 2 anni di reclusione. L’impianto accusatorio era basato sulle intercettazioni telefoniche 


23 giugno 2022 Kety Sanna


Nuoro Si è concluso con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste” il processo per un traffico di droga che vedeva davanti al giudice Alessandra Ponti, gli imputati Antonio Mereu, Mario e Michele Cuccu, Fabio Argiolas e Giovanni Dindi (difesi dagli avvocati Antonello Cao, Paolo Tuffu e Sonia Balloi) accusati, in concorso tra loro, di aver procurato, acquistato e detenuto imprecisati quantitativi di stupefacente (in particolare cocaina e hashish) che reperivano dal mercato illecito di Cagliari per poi immetterli in quello nuorese. L’inchiesta risalente al 2011 si era basata su intercettazioni telefoniche ambientali, attraverso le quali gli inquirenti monitoravano gli imputati. Ieri il pm Ilaria Bradamante, ritenendo provata la responsabilità degli imputati ha chiesto la condanna alla pena base di 6 anni, per Mario e Michele Cuccu, mentre dopo aver riqualificato il fatto a favore di Dindi e Mereu, ne ha chiesto la condanna a 2 anni. Assoluzione, invece per Argiolas. Un processo di “droga parlata” durato 12 anni e basato, secondo la difesa, solo esclusivamente sulle conversazioni captate dagli inquirenti, in cui si sarebbe parlato, attraverso un linguaggio allusivo e non chiaro, di passaggi di sostanze stupefacenti.

«Nulla è emerso dalle intercettazioni – ha detto l’avvocata Sonia Belloi, difensore di Argiolas –. Il mio assistito non è mai stato trovato in possesso di materiale stupefacente». Non condivise le argomentazioni e le analisi del pm da parte dell’avvocato Paolo Tuffu, difensore di Mereu «in quanto non hanno trovato alcun riscontro nel corso del dibattimento. Al Mereu – ha detto il legale – vengono contestati reati che si sarebbero consumati in un lasso temporale che va dal novembre 2010 al marzo 2011. Ebbene – ha aggiunto – da un’attenta disanima delle carte processuali si evince chiaramente che non è stata acquisita alcuna prova a carico del Mereu in relazione ai fatti contestati. Questo tribunale, inoltre, ha dichiarato l’inutilizzabilità delle intercettazioni dell’utenza telefonica dell’imputato, perché gli ausiliari del pm hanno udito e sottoposto l’utenza sulle base delle sole dichiarazioni rese alla Pg da una fonte confidenziale, mai sentita a sommarie informazioni e mai interrogata. Circostanza confermata anche in aula. Inoltre sottoposto a perquisizione, Mereu non è mai stato trovato in possesso di droga, né di attrezzatura per il taglio o di somme di denaro riconducibili all’attività illecita». Anche la difesa dei Cuccu e di Dindi ha parlato di disamina superficiale delle carte del processo da parte del pm. L’avvocato Cao, facendo riferimento a una sentenza della Cassazione che nel corso di un procedimento di “droga parlata” aveva annullato con rinvio una sentenza, ritenendo fossero necessari riscontri oggettivi per poter condannare, ha detto: «Mario Cuccu non parla mai di acquisto o di cessione di droga. Non si può negare che assumesse hashish, ma da qui a ritenere che con Michele avesse acquistato e detenuto svariati quantitativi di droga, e imprecisate somme di denaro è scorretto. Si deve dire cosa oggettivamente è stato trovato nelle loro abitazioni. Nulla – ha sottolineato Cao – . L ’unica prova è rappresentata da 0,5 grammi di hashish e 0,3 grammi di cocaina sequestrati a un ragazzo che sentito dagli inquirenti aveva fatto il nome di Cuccu. Versione poi ritrattata in aula, dove aveva dichiarato di aver mentito ai carabinieri. Quel quantitativo di droga – ha aggiunto l’avvocato – non era mai stato sottoposto ad analisi tecniche, inoltre, nessuno dei testi sentiti in aula aveva mai visto i Cuccu cedere la droga». l


 

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