La Nuova Sardegna

Nuoro

Dalla Sardegna all’Africa

Storia di solidarietà e amicizia di due nuoresi volontari in Senegal

di Valeria Gianoglio
Storia di solidarietà e amicizia di due nuoresi volontari in Senegal

Ci siamo incontrati lì, ognuno con il suo percorso, gli unici bianchi «Ma sei di Nuoro?»

03 aprile 2023
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Nuoro «Ma sei di Nuoro per caso? E cosa ci fai anche tu qui?». Qualche anno fa, il loro destino da volontari generosi – di quelli che destinano le sudate ferie per dare una mano al prossimo – si era intrecciato a sorpresa sulla strada polverosa del villaggio agricolo di Diourbel. Senegal occidentale, centotrentamila abitanti, un oceano di bambini senza famiglia e con tanta fame, 45 gradi all’ombra, e due giovani nuoresi tra i pochissimi bianchi di passaggio. Ognuno all’insaputa dell’altro. Debora Manca e Marco Patteri si ritrovano lì, nell’Africa più povera ma anche più sorridente, ognuno con il suo speciale percorso di vita. E sempre lì, scoprono che ci erano finiti con lo stesso identico obiettivo: dare un pasto caldo ai bambini di Diourbel. E per portarne tanti, quest’anno insieme a diversi eventi per raccogliere fondi, hanno lanciato anche una lotteria: i biglietti costano quattro euro, si possono comprare in diversi negozi di Nuoro e Orani – informazioni anche sulla pagina Instagram “ibambini–di–diourbel” o mail ibambinididiourbel@gmail.com – e garantiscono un piatto di riso e proteine ai piccoli abitanti di Diourbel. Debora e Marco ce li hanno sempre nel cuore, i sorrisi dei piccoli senegalesi. E li trasmettono anche quando raccontano come ci siano finiti, un bel giorno, in uno sperduto villaggio africano, anziché passare le loro ferie come tanti coetanei a crogiolarsi in spiaggia. Cinquant’anni che non dimostra, studi alle Magistrali, per sette anni gelataia in Germania, poi cameriera e ora al lavoro alla Locanda della Barbagia a Orani: Debora Manca ha fatto davvero di tutto, finora.

«Ma quando facevo le stagioni – racconta – avevo conosciuto una famiglia senegalese e loro mi hanno fatto nascere la curiosità di scoprire il loro paese. Così, cinque anni fa, ho deciso di partire e andare davvero a vedere com’era il Senegal. Sono finita a duecento km dalla capitale Dakar, in un villaggio. All’inizio chiedevo “Ma dov’è il bagno?”, e loro “Non c’è”. Mi sono adattata, ci sono rimasta 17 giorni, e mi sono innamorata del loro spirito, della loro gioia di vivere, pur non avendo niente o comunque molto poco. Erano sempre felici e mi hanno accolto come una di casa. Così, da quell’anno in poi, ci sono sempre ritornata: passo le mie ferie lì e non le cambierei per nulla al mondo. Ormai nel villaggio ho anche una nonna adottiva. Ogni anno raccolgo i soldi e le offerte e procuro ciò che serve per mangiare. Ma credimi, sono loro in realtà che mi donano tanto: il loro sorriso e la loro gioia contagiosa. Ogni volta torno con una luce diversa».

Debora Manca non lo poteva immaginare, quando aveva cominciato la sua avventura africana, ma più o meno nello stesso periodo, il suo cammino lo stava percorrendo pure Marco Patteri. Trentacinque anni, nuorese, ex studente del Ragionieri di Biscollai, con un passato nel calcio giovanile dai Salesiani fino alla Nuorese, Marco Patteri di sè stesso dice anche che è cresciuto «in negozio, perché è un’attività di famiglia». E pure oggi gestisce un’attività a Nuoro – la boutique Sandro Ferrone in via I V novembre – ma il suo cuore lo porta spesso a viaggiare, anche in solitaria. E ogni estate, immancabile, in Africa, a dare una mano a chi è meno fortunato. Il suo amore e curiosità per il Senegal sono nati in modo davvero singolare, e sulle strade del capoluogo barbaricino.

«Ero in giro per Nuoro con Sara Ladu, la mia ragazza – racconta – quando abbiamo incontrato una famiglia senegalese. La mamma aveva tra le braccia un piccolo appena nato. Ha visto che lo guardavamo curiosi, era tanto carino, e mi ha detto “Tienimelo, e me lo riporti tra due ore”. E fu così che da allora Mouhamed è diventato il nostro “fizzu ’e anima”, pensa che all’ultima edizione del Redentore lo abbiamo anche portato con noi a sfilare con il costume di Nuoro. Vede sempre i suoi genitori, ma vive con noi, lo portiamo anche a scuola. Tre anni fa, poi, Mouhamed, che chiamiamo Mommy, doveva fare la circoncisione ed è partito in Senegal con i suoi genitori. Però mi mancava troppo, così ho guardato i voli per Dakar e sono andato da solo, e una volta arrivato, vedendo com’era la situazione di quel popolo, la povertà e il resto, ho capito che non potevo girare le spalle. E da allora ci torno ogni estate per portare cibo, vestiti, soldi raccolti grazie a diverse iniziative. Lì ho capito cosa è la fame e ho toccato con mano il loro buon cuore e calore umano. Una volta, in un villaggio, sono rimasto bloccato perché non avevo più passaggio di ritorno, ma a un certo punto vedo una macchina che si ferma di botto, un tizio senegalese abbassa il finestrino e mi dice in perfetto nuorese: “De ube ses tue?”. Pensa te: aveva lavorato a Nuoro alla fine degli anni ’80. È finita che il passaggio per tornare a Diourbel me lo ha dato lui, ma prima mi ha “cumbidato”. Perché davvero tutto il mondo è paese, e gli africani hanno un cuore grandissimo». 

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