La Nuova Sardegna

Nuoro

Bilancio di un disastro

Il grande rogo in Baronia, rabbia dopo la paura: «Da soli con tre auto contro le fiamme»

di Kety Sanna
Il grande rogo in Baronia, rabbia dopo la paura: «Da soli con tre auto contro le fiamme»

Il sindaco di Posada: «L’isola stava bruciando. Gli altri mezzi non sono potuti arrivare subito»

08 agosto 2023
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inviata a Posada L’allerta incendi era alta anche ieri in tutta la Sardegna, e nei centri della Baronia, devastati dalle fiamme, la paura era palpabile. Piccoli focolai ravvivati dalle raffiche di maestrale hanno continuato ad impegnare squadre di vigili del fuoco, Protezione civile, operai di Forestas e agenti del corpo Forestale già affaticate dal duro lavoro di domenica. Un Canadair ha sorvolato Posada, Monte Longu e San Giovanni per tutta la mattinata, sganciando le ennesime bombe d’acqua sulle braci che a distanza di ore, hanno continuato a covare sotto la cenere. L’opera di bonifica delle zone annerite e ancora fumanti, è proseguita per tutta la giornata. Attorno solo tanta desolazione. Il fuoco ha devastato centinaia di ettari di macchia mediterranea, terreni coltivati e aziende agricole. Da domenica le indagini per stabilire se dietro il devastante incendio ci sia la mano dell’uomo, sono state affidate al Nucleo investigativo provinciale del Corpo forestale (Nipas), supportato dal Nucleo regionale (Niar). Gli inquirenti stanno visionando le telecamere della zona per verificare eventuali movimenti sospetti. Tutti gli atti saranno trasmessi alla procura di Nuoro. A Gairo, altra zona colpita domenica dai roghi, sono stati trovati degli inneschi a conferma del dolo. Della collina che sovrasta la costa tra Posada e la borgata di San Giovanni non è rimasto più nulla. L’odore acre del fumo, la spessa coltre di fuliggine e i rami anneriti degli alberi, trasmettevano un senso di angoscia e profonda tristezza. E mentre le squadre dei vigili del fuoco, della forestale e della protezione civile cercavano di intervenire per mettere in sicurezza alcune zone, particolarmente colpite dal passaggio del fuoco, nella piccola spiaggia accanto all’antica torre aragonese di San Giovanni, alcuni vacanzieri hanno provato a ritornare alla normalità e a godersi, nonostante tutto, le vacanze appena iniziate.

«È un disastro ambientale – ha detto ieri mattina il sindaco Salvatore Ruiu – per di più è andato in fumo il potabilizzatore che fornisce Posada e tutte le zone limitrofe, da Monte Longu a San Giovanni. Purtroppo in questo periodo non abbiamo acqua di sorgente per cui siamo senza acqua potabile. Spero che Abbanoa sistemi presto l’impianto perché il danno è davvero rilevante. In momenti come questi – ha aggiunto il primo cittadino – prevale la rabbia, perché anche se eravamo stati avvisati perché il rischio era estremo, noi eravamo pronti con le poche forze che abbiamo in campo. Abbiamo solo tre macchine e da subito eravamo presenti con la Protezione civile quando alle 14 è partito l’incendio. In quel momento però la Sardegna stava bruciando e gli altri mezzi non sono potuti arrivare tempestivamente. Il fuoco continuava a correre, il tempo era estremo e non era più possibile fronteggiarlo. Ho fatto evacuare Monte Longu, San Giovanni, qualche casa è andata bruciata ma in mezzo a tanto disastro l’unica nota positiva è che a parte alcuni feriti non gravi, non abbiamo vittime, perché poteva essere davvero una tragedia. È una devastazione – ha continuato Salvatore Ruiu –. Lungo la pista ciclabile è tutto bruciato. Non c’è un angolo del territorio che non sia stato investito dal fuoco. A parte l’impianto di Abbanoa, sono andati distrutti capannoni della zona artigianale, frutteti e aziende agricole. La cartellonistica e l’illuminazione della pista sono da rifare». Intanto ieri pomeriggio nelle case di Posada è tornata l’acqua. Non è potabile, e come indicato nell’ordinanza emessa dal sindaco, potrà essere usata solo per lavarsi o per scopi domestici. La notizia, comunque, dà sollievo ai residenti e ai tanti turisti. Inoltre, in diversi punti del paese e delle frazioni, sono presenti le autobotti di Abbanoa che potranno limitare i disagi. Francesco Piredda, vigile del fuoco e responsabile della Protezione civile di Posada, domenica non era in servizio ma si è reso subito conto che la situazione era preoccupante e ha dato il suo aiuto.

«Mi sono infilato gli scarponi e la giacca e sono uscito di casa – ha raccontato –. Le strade erano già tutte bloccate e il fuoco, partito presumibilmente dalla 131, davanti ai terreni tra Posada e Torpè, spinto dal forte vento ha scollinato e raggiunto in un attimo la costa, lambendo le prime case che dominano sul golfo. Centinaia di persone sono state fatte evacuare non con poche difficoltà, visto che il fuoco procedeva a una velocità impressionante. In Comune abbiamo attivato il Coc. Era una lotta contro il tempo. Con carabinieri, polizia, guardia di finanza, barracelli e Croce rossa abbiamo fatto sgomberare le aree investite dalle fiamme. Era come stare in guerra – ha proseguito –. Ogni tanto si sentivano boati. Si sono vissuti momenti di sconforto e di paura. Vedere gli allevatori attraversare il centro del paese con le greggi da portare in salvo, è stato doloroso. Sull’altro versante, preziosa è stata la collaborazione del sindaco di Siniscola. Per fortuna non è stato necessario organizzare un campo di soccorso medico, c’erano diverse ambulanze in azione. Il lavoro di squadra ha funzionato – ha sottolineato Piredda – e ha permesso di limitare i danni alle persone. Resta, però, lo sfregio all'ambiente: un colpo al cuore per chi ama la natura incontaminata tra querce e lecci secolari che ora non ci sono più. Credo che dietro tutto questo ci sia un disegno criminoso, e non penso che l’innesco sia stato uno solo».

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