La nuova vita del vecchio ospedale “San Francesco” di Nuoro
La telemedicina è già una realtà nella struttura di via Demurtas. Le frontiere future? Un Centro assistenza Sla e diabete
Nuoro Il vecchio ospedale civile è oggi il luogo dove il binomio tecnologia e sanità raggiunge il suo apice. Per via della centrale di monitoraggio per la telemedicina. Ne usufruiscono circa 400 pazienti con scompenso cardiaco. «Vengono seguiti a distanza da un’equipe di medici, attraverso la comunicazione dei valoro clinici (temperatura, pressione arteriosa, battiti, ndc), che trasmettono alla centrale di monitoraggio, attraverso il loro smartphone, a cui si sono collegati gli strumenti di rilevazione», ha spiegato il direttore generale Paolo Cannas, martedì durante l’inaugurazione del complesso sanitario di via Demurtas, appena restaurato.
Davanti a lui la ministra delle Disabilità, Alessandra Locatelli, a cui Cannas ha raccontato che il sistema è valso «a ridurre di oltre il 30 per cento dei ricoveri in ospedale dei pazienti stessi». Il passo successivo da parte dell’Assl nuorese dovrebbe essere quello di estendere il servizio della telemedicina per l’assistenza di persone affette da diabete e dalla stessa Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica. Un servizio annunciato da tempo proprio dai dirigenti dell’azienda, che decolla con il rilancio del vecchio ospedale a un secolo dalla sua edificazione. Telemedicina, a parte, presidio che oggi ha riacquistato la natura di luogo deputato alla cura dei cittadini nuoresi, sotto l’aspetto sanitario e anche socio-sanitario.
Dentro gli ambulatori specialistici, prima di tutto, ma anche nel Consultorio familiare, traslocati i primi dall’ex Inam, il secondo dalla vecchia sede di via La Marmora, per occupare i nuovi spazi, risorti alla luce antica. Non è stata un’operazione facile. Lo racconta Gesuina Cherchi, direttore dei servizi Socio-sanitari dell’Assl: «Son serviti quasi 20 anni – dice – dal momento in cui è stata progettata la ristrutturazione. Tutto ciò – ha aggiunto Cherchi – soprattutto a causa del fallimento dell’impresa appaltatrice, da cui è nato un contenzioso durato un decennio».
La svolta nell’ultimo lustro, grazie ai fondi messi a disposizione dalla Regione: «I soldi per la verità – chiarisce Cherchi – erano destinati alla sistemazione dei locali dell’ex Inam. L’azienda, in accordo con la stessa Regione, ha però deciso di stornali in via Demurtas, e chiudere la fabbrica del restauro. C’era tra l’altro il rischio – fa presente la dirigente della sanità nuorese – che alla fine ci si trovasse di fronte a due incompiute».
L’edificio di via Manzoni ha per il momento lasciato il passo al vecchio ospedale, e conserva al suo interno solo l’ambulatorio di Igiene pubblica. Ma sarà ristrutturato per spostarvi l’intero settore della prevenzione. Ora, però, Cannas e i suoi stretti collaboratori richiamano l’attenzione, non solo nuorese, sulla rivoluzione costituita dalla telemedicina. I quattrocento pazienti afflitti da cardiopatie interloquiscono momento dopo momento con l’ospedale, dalle loro abitazioni. Sono stati equipaggiati di termometro, bilancia, saturimetro e sfingomanometro.
Rilevano i valori dell’organismo e tramite lo smartphone li trasmettono alla centrale della Casa di comunità, di via Demurtas. Andrea Peddis, uno dei cinque operatori della sala: «Alcuni trasmettono i dati una volta al giorno, altri una sola volta alla settimana. Dipende da come la loro patologia è stata catalogata dall’équipe medica che li segue». Quando la rilevazione non arriva, nei computer del Centro di monitoraggio suona uno degli “alert”. Parte immediata la comunicazione con il paziente o la sua famiglia. Segnale “rosso” anche quando i valori clinici sono distanti dalla norma. La risposta in questo caso è spesso la chiamata a visita, fissata direttamente dai medici della centrale di monitoraggio.
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