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«No a un governo di salute pubblica, Soddu porti la crisi in consiglio»

di Alessandro Mele

	il sindaco Andrea Soddu in una immagine di repertorio
il sindaco Andrea Soddu in una immagine di repertorio

Nuoro, gli ex sindaci: «La nostra città vive una fase delicatissima»

04 marzo 2024
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Nuoro Gli ex sindaci di Nuoro ad Andrea Soddu: «No a un governo della città “di salute pubblica”, le dimissioni sono e devono essere una scelta personale». Nel mezzo del terremoto che ha colpito la maggioranza Soddu dopo la débâcle delle ultime consultazioni regionali e in attesa di capire se il consiglio comunale consentirà al primo cittadino di continuare a governare, interpellati dalla Nuova Sardegna, gli ex sindaci di Nuoro dicono la loro sulla crisi che ha colpito l’esecutivo municipale dopo le dimissioni dell’assessora comunale ai Servizi sociali Fausta Moroni.

L’ex deputato e garante della privacy Antonello Soro, già sindaco di Nuoro dal 1979 al 1980, preferisce non commentare i temi legati alle dimissioni di Andrea Soddu e a un nuovo governo della città allargato a tutte le forze politiche, ma dà comunque una lettura della situazione piuttosto chiara: «La città di Nuoro vive certamente in una fase delicatissima della sua vita politica – ha commentato –. In questo momento storico particolare, ci sarebbe bisogno di un ruolo dell’amministrazione comunale che sia il più deciso possibile ed efficace». Il suo successore alla fascia tricolore, Annico Pau, primo cittadino nella città di Grazia Deledda dal 1981 al 1983 entra invece nel merito dei temi. «Quella attuale sarebbe una situazione brutta e imbarazzante per chiunque – ha affermato –. Io non avrei fatto un governo “di salute pubblica”, la maggioranza c’è o non c’è, poi le cose possono mettersi a posto anche in modo diverso. Io comunque non mi sarei dimesso nell’immediatezza del risultato negativo delle elezioni regionali, avrei cercato piuttosto i numeri in consiglio comunale. Solo dopo non averli trovati ne avrei preso atto con decisione. Io stesso quando son stato messo in minoranza dal consiglio, mi sono dimesso il giorno dopo».

Anche chi ha amministrato la città nel nuovo millennio non ha dubbi, per Mario Demuru Zidda, sindaco per due mandati dal 2000 al 2010, non è il caso di scomodare ricorsi storici risalenti alla fine della rivoluzione francese. «Governo “di salute pubblica”? Mi pare che il tempo delle rivoluzioni sia finito e che sia il caso di dare importanza all’ordinario – afferma –. Semplicemente se non ci fossero i presupposti per una navigazione serena, il sindaco dovrebbe dimettersi anche per rispetto del ruolo istituzionale che rappresenta. Se fossi il sindaco mi farei guidare da quello che la città ha espresso alle consultazioni regionali, ma queste saranno valutazioni esclusivamente sue».

Poi il predecessore di Andrea Soddu, Alessandro Bianchi, sindaco del capoluogo della Barbagia dal 2010 al 2015: «Le dimissioni sono un passaggio personale del sindaco, che credo vada valutato in perfetta autonomia – commenta –. L’idea di una giunta “di salute pubblica” mi sembra molto estemporanea, non ne riconosco grande senso politico. Da sindaco, in un ventaglio di ipotesi, le dimissioni sarebbero stata la valutazione più importante che avrei fatto, sarebbero state in cima ai miei pensieri. Comunque ho massimo rispetto delle decisioni che Andrea Soddu dovrà prendere tenendo conto dei numeri della maggioranza. Certo non si può restare sindaci a dispetto di tutto e di tutti».

Dal palazzo civico di via Dante, intanto, nessuna novità sui possibili scenari geografici della nuova maggioranza che il sindaco Andrea Soddu e chiamato a comporre dopo le elezioni regionali che non hanno fatto altro che allargare lo strappo con i suoi ex alleati della coalizione civica che lo ha sostenuto nel 2020. «Nessuna novità sostanziale – conferma il sindaco Andrea Soddu –, sto trascorrendo le giornate nel mio ufficio in Comune a lavorare con serenità su varie questioni, come l’Europeade e il caso pale eoliche. Per le valutazioni di carattere politico connesse alla maggioranza, c’è bisogno di tempo».

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