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Rischio di infiltrazioni mafiose nel Nuorese. «La vera emergenza resta la droga»

di Luca Urgu

	Un momento del convegno di ieri sera alla Camera di commercio di Nuoro (foto di Massimo Locci)
Un momento del convegno di ieri sera alla Camera di commercio di Nuoro (foto di Massimo Locci)

La criminalità organizzata, confronto alla Camera di commercio sui pericoli nel capoluogo della Barbagia

07 marzo 2024
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Nuoro I semi per l’appuntamento “Il rilancio socioeconomico del territorio provinciale nuorese e il pericolo delle infiltrazioni mafiose” tenutosi alla Camera di commercio erano stati piantati da tempo. Da un anno almeno in seguito ai diversi comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza provinciale convocati dal prefetto Giancarlo Dionisi nel palazzo del Governo di via Deffenu ma anche in carcere a Badu ‘e Carros, caso più unico che raro dopo che nello scorso febbraio avvenne la clamorosa evasione di un detenuto della mafia pugliese.

A rilanciare una possibile emergenza di contaminazione mafiosa nel territorio nuorese fu proprio il rappresentante del governo che segnalava come la massiccia presenza di detenuti appartenenti alle associazioni della criminalità organizzata fosse un pericolo reale anche per l’economia del Nuorese. E se è anche vero che storicamente la società sarda e barbaricina in particolare si è mostrata impermeabile alle logiche e all’organizzazione capillare tipiche delle mafie, alcuni segnali hanno portato a non abbassare la guardia per contrastare un fenomeno che avrebbe degli effetti devastanti su un tessuto economico e sociale oggi già minato da altre emergenze, tutte interne. Però alcuni comportamenti criminali, o meglio “reati spia”, come li ha definiti la procuratrice capo di Nuoro Patrizia Castaldini, vanno osservati e contrastati con particolare attenzione perché sono quelle tipiche forme malavitose che creano il connubio con la mafia.

Tipiche del patrimonio di conoscenza e del modus operandi del potere della criminalità organizzata. «La coltivazione di cannabis con oltre 142 nuove iscrizioni di piantagioni nell’ultimo anno nel Nuorese, in crescita rispetto al passato – ha detto sempre la Castaldini –, è un dato che fa riflettere anche perché sono stati riscontrati dei legami con la camorra a cui si cede questo stupefacente, magari per arrivare alla cocaina». E se la marijuana è una delle voci più forti dell’export di questo territorio, purtroppo illegale però gli interventi di altri due autorevoli specialisti di mafie come il procuratore distrettuale Antimafia di Cagliari Rodolfo Sabelli e il procuratore generale presso la Corte di appello di Cagliari Luigi Patronaggio, hanno messo in evidenza come un bravo investigatore debba sempre tenere d’occhio i grandi investimenti di capitali, gli appalti e il riciclaggio di denaro. «E la Sardegna tenta per diversi motivi, soprattutto nelle sue coste. Nei momenti di difficoltà questi capitali illeciti rischiano di fare breccia anche qua», ha rimarcato Sabelli anche lui da poco più di un anno nell’isola, ma un lasso di tempo già sufficiente per rendersi conto – forte anche dell’esperienza acquisita in passato – per capire come difendersi da un pericolo mafioso che ancora oggi per fortuna non è un’emergenza nell’isola.

«Il rapporto tra economia e giustizia per troppo tempo sospettoso può trovare equilibrio con le regole. Solo così si evita il rischio di investimenti criminali. E per difenderci correttamente serve un sistema di alleanze tra mondo economic o, associazione di categoria, forze di pubblica sicurezza e società civile. Un po’ come è accaduto in questo incontro che ha messo insieme tante anime», ha concluso il magistrato. L’analisi di Patronaggio parte da una premessa che è in sintesi un’analisi impietosa dell’economia della provincia di Nuoro «chiusa, aziende di piccole dimensioni, dove i servizi sanitari sono totalmente insufficienti tanto da ricorrere ai viaggi della speranza, dove ancora manca un’università statale autonoma». Insomma un territorio dove in passato gli imprenditori scappavano per la paura dei sequestri a scopo di estorsione. Un fenomeno per fortuna debellato ma che ha lasciato spazio ad altre emergenze come gli attentati agli amministratori e agli operatori economici. «

Le piantagioni di cannabis i cui proventi vengono reinvestiti in altra droga come la cocaina e nei mercati leciti, ma anche le rapine ai portavalori rappresentano insieme un circolo vizioso sa cui dobbiamo guardare e un terreno di scambi e contatti con le mafie del continente», ha rimarcato il procuratore generale Patronaggio. «Non c’è un allarme mafia, ma seguiamo con attenzione tutti i possibili pericoli come l’arrivo o possibili investimenti di familiari di detenuti per criminalità organizzata». Insomma è sempre valido e a ogni latitudine l’adagio anche da lui ricordato: «Segui il denaro e troverai probabilmente qualcosa che non va. Forse anche la mafia».

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