La Nuova Sardegna

Nuoro

La sentenza

Botte e minacce alla moglie davanti ai figli: condannato a tre anni e sei mesi

di Valeria Gianoglio
Botte e minacce alla moglie davanti ai figli: condannato a tre anni e sei mesi

Nuoro, si chiude un processo per maltrattamenti. La pm: «Non aveva mai cambiato atteggiamento, nemmeno dopo una precedente condanna»

24 aprile 2024
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Nuoro L’aveva afferrata alla gola, colpita due volte al volto, per giunta davanti ai figli minorenni, era recidivo, visto che aveva già una condanna alle spalle per una vicenda simile, e nei mesi e negli anni, stando a quanto raccolto dalle indagini, aveva sottoposto la donna a vessazioni fisiche e psicologiche continue, in particolare quando beveva più del solito. Per l’accusa, insomma, ce n’era più che abbastanza per chiederne una condanna a 4 anni per maltrattamenti nei confronti dell’allora compagna e di fronte alla prole minorenne. Il tribunale collegiale, presieduto dalla giudice Elena Meloni, ieri mattina, è stato solo di poco più clemente, e alla fine lo ha condannato a tre anni e sei mesi.

Si è conclusa così, a qualche anno dai fatti contestati, risalenti al 2019, la vicenda giudiziaria che vedeva un uomo, del quale non pubblichiamo il nome solo per tutelare la riservatezza del figlio minorenne, residente in un paese tra il Nuorese e il Goceano, a giudizio per maltrattamenti. «Era già stato condannato per maltrattamenti nei confronti della compagna – ha ricordato ieri all’inizio della requisitoria, la pm Selene Desole – ma poi i due si erano riappacificati. Fino all’episodio culmine, il 28 aprile del 2022, quello dopo il quale la donna aveva trovato il coraggio di lasciare l’uomo. Quel giorno lui aveva rimproverato il figlio perché non aveva difeso un compagno di scuola. Lei allora era intervenuta e poi la situazione era precipitata. La donna aveva chiesto aiuto tramite Messenger, ed erano intervenuti i carabinieri. Trovano la donna sconvolta, così come i bambini. Lei racconta che lui aveva tentato di picchiare il figlio, lei lo aveva difeso. E lui l’aveva schiaffeggiata, l’aveva afferrata al collo». 

Ma di episodi del genere, ha aggiunto la pubblica accusa, ce n’erano stati tanti, anche nel periodo precedente. «La chiamava bag... tro... io ti trovo e ti ammazzo, le diceva. Spesso anche davanti ai figli. Non ha mai cambiato le sue abitudini, nonostante la prima condanna. Per questo ne chiedo la condanna a quattro anni».

«Tutta l’accusa si basa sul racconto della parte lesa – ha esordito l’avvocato della difesa, Nello Ziri – gli altri testi non hanno mai assistito ai presunti maltrattamenti. E poi ci dobbiamo chiedere allora per quale motivo la donna sia rimasta a convivere con lui, e i bambini lo frequentano. Quello schiaffo che aveva dato al figlio, nel giorno dell’episodio di aprile 2022, era stato solo uno schiaffo correttivo. Davvero nulla di più. E poi lui si era difeso perché la donna gli aveva lanciato un piatto e poi un mestolo. Chiedo che sia assolto con la formula che il tribunale riterrà». Il collegio giudicante, al termine della camera di consiglio, è stato di diverso parere e ha condannato l’uomo a tre anni e sei mesi – alcuni mesi in meno di quello che aveva chiesto la pubblica accusa.

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