La Nuova Sardegna

Nuoro

La città della cultura

Nuoro: Istituto etnografico in crescita con nuovi progetti, nuovi musei e un centro studi deleddiani

di Alessandro Mele

	Una veduta aerea del Museo del Costume dell'Isre
Una veduta aerea del Museo del Costume dell'Isre

Il presidente dell’Isre Stefano Lavra traccia il bilancio del primo anno di mandato: «Aperti e attenti al mondo»

05 maggio 2024
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Nuoro «La parola chiave è “apertura”. È questo il messaggio che l’Istituto superiore regionale etnografico (Isre), vuole lanciare al mondo esterno. Apertura che in questo caso è sinonimo di attenzione verso il patrimonio culturale sardo passato, presente e futuro». L’Isre, ormai da un anno vede nuovamente attivo, dopo diverso tempo trascorso sotto l’egida di un commissario, il suo consiglio d’amministrazione e il presidente Stefano Lavra traccia il percorso intrapreso dall’Istituto nell’arco degli ultimi 12 mesi. Un percorso di ampliamento e di innovazione , che ha portato l’Isre a chiudere partite importanti.

«Procediamo verso un percorso di tutela, valorizzazione, ricerca e senso dell’identità – spiega Stefano Lavra –. Valori del passato che sono incisi nella storia dell’Istituto dai suoi padri fondatori e che valgono anche oggi». E partendo da questi valori, che è iniziato il cammino di rilancio dell’Isre su piccole e grandi tematiche: «A partire dalla valorizzazione della lingua sarda – racconta il presidente dell’Isre –, strumento identitario sul quale abbiamo lavorato con progetti come quello de “Sa die de su zudissiu”, l’opera di Salvatore Satta completamente tradotta in lingua sarda. Un grande successo che ci ha permesso di far capire quanto sia attuale questa tematica e quanto sia importante per le nuove generazioni e per il mondo della scuola, dove la nostra lingua andrebbe insegnata».

Un altro traguardo importante per l’Isre è stata, nell’ultimo anno, l’apertura del museo della Ceramica: «In appena 6 mesi abbiamo chiuso una partita che andava avanti da 20 anni – prosegue Stefano Lavra – e che ci ha permesso di mettere insieme e in bella mostra, tutto il patrimonio isolano di questo tipo di arte». Oggi questo museo custodisce le opere dei più grandi ceramisti sardi: «Con al centro il grande Francesco Ciusa – prosegue – sul quale abbiamo da poco chiuso una operazione importante. Presto, infatti, altre sue opere di rilievo che oggi si trovano a Cagliari, troveranno casa negli spazi del museo della Ceramica. Partendo dall’opera di Ciusa, l’Isre si apre al dialogo con gli artisti contemporanei ed è per questo motivo sempre più un punto di riferimento culturale per tutta la Sardegna».

Un altro grande successo che l’Isre ha ottenuto negli ultimi 12 mesi, è quello legato all’apertura del centro studi “Grazia Deledda”: «Che raccoglie il lavoro di tanti esperti che valorizzano questa figura – dice il numero uno dell’Isre –, mettendo ordine nel marasma di informazioni che la riguardano. Il centro studi, intanto, sta lavorando per il 2026, quando si celebreranno i 100 anni dell’assegnazione del premio Nobel. È importante anche il lavoro che questo centro fa con il mondo accademico e con i dottorandi, per non parlare dell’istituzione delle borse di studio».

Nell’ultimo anno, anche tutta una serie di altre attività: «Come il dialogo aperto con altre realtà istituzionali come il premio città di Ozieri o la fondazione Maria Carta – dice Lavra –. Un vero e proprio ponte di collaborazioni costruito con chi da decenni è ai vertici del mondo culturale sardo». E ancora: «C’è un grande percorso di valorizzazione del mondo dell’artigianato con un focus particolare a mondi quasi ignoti come quello della tessitura. Il prossimo passo – annuncia – è invece legato al campo del ferro battuto e dell’oreficeria artigianale. Naturalmente – conclude – l’Istituto guarda ad oggi e a domani ponendo l’attenzione sui temi della salute, dell’ambiente e del paesaggio. Temi, anche questi, di grande importanza per la nostra identità di sardi».

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