La Nuova Sardegna

Nuoro

Tribunale

Foto col morto: condannato l’operaio del cimitero

di Michela Cuccu
Foto col morto: condannato l’operaio del cimitero

Mirco Campus dovrà scontare otto mesi ai servizi sociali per uno scatto che lo ritraeva con una salma

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Bolotana È stato condannato per vilipendio di cadavere Mirco Campus, l’operaio che si fece ritrarre con salme appena riesumate nel cimitero. La pena è di otto mesi di reclusione, convertiti in altrettanti di servizi sociali presso un’associazione di volontariato. L’accusa principale riguardava proprio quelle fotografie. Scatti che avevano suscitato forte indignazione, anche per le contestazioni su presunte lattine o sigarette poste in mano ai corpi. È una storia che porta nel silenzio di un vecchio cimitero, quella ricostruita nel corso del processo che si è svolto in tribunale a Oristano. Mirco Campus lavorava per la ditta Manconi. Era impegnato a liberare spazi nel camposanto di Bolotana, quasi saturo. Ed è lì, nel 2018, tra le spoglie destinate a nuova sistemazione, che sarebbero state scattate quelle fotografie che sono poi finite al centro del processo. Mirco Campus, nel corso del dibattimento, aveva cercato di giustificarsi rilasciando dichiarazioni spontanee.

In aula, le sue parole sono state poche, ma dense. Un grido di chi si sente intrappolato in un malinteso: «Le foto non le ho scattate io, me le hanno fatte. Non volevo offendere nessuno e chiedo scusa a chi si dovesse sentire offeso. Non volevo essere offensivo». La giudice Paola Bussu ha pronunciato la sentenza di condanna, molto ridotta rispetto a quella sollecitata dall’accusa. Il pubblico ministero Daniela Muntoni aveva chiesto, infatti, la condanna a un anno e mezzo, in alternativa, una multa di 3mila euro e interdizione dai pubblici uffici. La difesa, invece, aveva invocato l’assoluzione o, in subordine, la conversione in servizi sociali. La condanna a otto mesi è stata così convertita in un periodo di servizi sociali presso un’associazione di volontariato. Il difensore di Campus, l’avvocato Pietro Paolo Callà, aveva dipinto un’altra tela. Nelle precedenti udienze, infatti, aveva prodotto una denuncia che lo stesso operaio aveva presentato contro ignoti da Mirco Campus che sosteneva come il materiale fotografico, privato, fosse stato divulgato senza autorizzazione.

Nell’esposto, Campus ha negato fermamente, inoltre, le accuse più controverse, come quelle delle lattine o sigarette poste in mano ai defunti. Questa denuncia, ora parte degli atti processuali, ha aperto probabilmente una prospettiva ulteriore. Un collega di Campus, testimone della difesa, aveva gettato luce su una prassi seppur non giustificandola. In aula aveva dichiarato che le indicazioni di lavoro provenivano dal responsabile della ditta e di non essere a conoscenza di istruzioni per scattare foto. Ha aggiunto, però, che talvolta tali scatti venivano fatti per mostrarli ai parenti del defunto. E così, Mirco Campus, da operaio al cimitero, si ritrova ora a servire la comunità. Porta sulle spalle il peso di quelle immagini. La giustizia, in questo caso, gli ha offerto un cammino diverso.

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