La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso

Pariglie non autorizzate a Orgosolo: otto cavalieri a processo

Pariglie non autorizzate a Orgosolo: otto cavalieri a processo

Il commissario Fois: «Piano di sicurezza inesistente, spettava agli organizzatori»

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Nuoro «A seguito della processione più cavalieri si erano concentrati nella via centrale di Orgosolo e avevano iniziato una corsa lungo la strada. Una manifestazione equestre non preannunciata e pertanto non autorizzata». L’allora dirigente del commissariato di Orgosolo, Angelo Fois, è stato sentito come teste del processo che vede imputati otto cavalieri del paese accusati di aver infranto l’articolo 122 del regio decreto del 1940, perché, in concorso tra loro, durante le celebrazioni civili in onore dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2022, avevano partecipato allo spettacolo equestre non autorizzato, compiendo esercizi pericolosi in assenza di accorgimenti finalizzati a tutelare l’incolumità del pubblico presente. Si tratta di Enrico Buffa, Vincenzo Corrias, Francesco Cossu, Pietro Gesuino Cubeddu, Marco Filindeu, Emiliano Monni, Andrea Muggianu, Graziano Rubanu, difesi dagli avvocati Margherita Baragliu, Antonello Cao, Antonio Falchi, Mario Silvestro Pittalis e Michele Mannironi che hanno sempre sostenuto che i propri assistiti non avessero infranto alcuna norma, né messo in pericolo i presenti. Semplicemente, secondo consuetudine consolidata, dopo la processione religiosa avevano dato dimostrazione di abilità equestre tra spettacolo e tradizione, esibendosi in acrobazie lungo il Corso del paese.

«Quel giorno – ha proseguito il teste rispondendo alle domande del pm Francesca Piccu – a seguito della processione, più cavalieri si erano concentrati nella via centrale di Orgosolo e avevano iniziato una corsa lungo l’asfalto. Una manifestazione equestre che non era stata autorizzata. Il contingente di ordine pubblico previsto per i festeggiamenti civili della sera era stato impegnato in quel momento per invitare il pubblico accorso a rimanere sui marciapiedi. Era stata coinvolta la polizia scientifica che aveva filmato l’evento. Come dirigente del commissariato e di ordine pubblico avevo deciso di non frapporti, né interrompere la manifestazione che avrebbe potuto causare reazioni forse peggiori. Una volta visionati i video e confrontate le immagini, molte persone erano state individuate e quindi segnalate».

La corsa – come ha raccontato il commissario in aula – consisteva nel percorrere al galoppo da parte di più cavalieri il tratto di strada interdetto al traffico, e nel dare vita a spettacoli equestri in sella ai cavalli in corsa. «Sarebbe stata necessaria una comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza – ha aggiunto Fois – che sulla base delle condizioni avrebbe proceduto a una segnalazione alla Questura. A quel punto sarebbe stato il questore ad autorizzare o meno la manifestazione. Richiesta di autorizzazione che, però, non era stata presentata né dal Comune, né dalla Chiesa e neppure dal comitato organizzatore. C’erano numerosi spettatori, non c’erano protezioni, né transenne e i cavalli venivano fatti correre sull’asfalto e non su un tappeto di terra. La manifestazione non si poteva bloccare prima anche perché non era certo si verificasse. I miei uomini, per scrupolo, erano intervenuti ma il piano di sicurezza, che non c’era, spettava agli organizzatori della festa». Prossima udienza il 10 marzo. (k.s.)

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