La Nuova Sardegna

Nuoro

La lettera aperta

I ragazzi del Satta a Mattarella: «Vogliamo una città aperta e connessa»

di Valeria Gianoglio
I ragazzi del Satta a Mattarella: «Vogliamo una città aperta e connessa»

Trenta studenti del liceo scrivono al presidente della Repubblica: «Le aree interne non possono essere lasciate sole a contrastare declino e spopolamento. Chiediamo un treno nazionale»

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Nuoro Guardano, come a una musa ispiratrice, e con grande orgoglio, «alla nostra concittadina Grazia Deledda che, con il conseguimento del premio Nobel, rese famosa Nuoro in Italia», e sottolineano, che, come la loro illustre concittadina, non si arrendono «alla rassegnazione». Invocano «il principio solidaristico che favorisce la coesione sociale e territoriale nelle aree più svantaggiate del paese, come la nostra». Ricordano i settori chiave che da tempo attendono un deciso rilancio – come la sanità e le infrastrutture – e sollecitano l’arrivo a Nuoro di «un treno nazionale che, se presente, ci consentirebbe di spostarci rapidamente verso gli altri capoluoghi sede di Università, ospedali, poli strategici, porti, aeroporti».
Dopo cinque anni trascorsi a studiare diritto costituzionale ed economia politica sui banchi del liceo, indirizzo economico-sociale, che porta il nome di Sebastiano Satta, i ragazzi delle quinte A e B delle storiche ex Magistrali di via Deffenu, alla notizia dell’arrivo in città del presidente della Repubblica hanno deciso di cogliere al volo l’occasione. Si sono riuniti, hanno parlato con la loro insegnante di Diritto ed economia politica, Maria Antonietta Loche, hanno informato il preside Andrea Antonio Fadda, e hanno deciso di scrivere una lettera aperta a Sergio Mattarella, dandogli anche un «affettuoso saluto di Bene Benniu a Nugoro», per raccontargli, come a un padre di famiglia, i loro desideri e speranze tenaci sul futuro della loro città.

E nel farlo partono da una premessa che affonda le sue radici nella storia di Nuoro, da quando era diventata, «con regio decreto il 2 gennaio 1927, capoluogo di provincia», 23 giorni dopo la consegna a Stoccolma del premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda. «Nuoro – scrivono al presidente Mattarella – all’epoca era un paese che vibrava, animato da artisti, poeti e musicisti tanto da essere riconosciuta come l’Atene sarda, ma la sua fama non andava oltre il confine dell’isola. Alla ribalta nazionale giunse per merito di Grazia Deledda». 
Ecco, sottolineano i ragazzi del Satta, passati cento anni dall’assegnazione del riconoscimento, «noi giovani percepiamo Nuoro in difficoltà nel dare continuità al suo passato di Atene Sarda. Vorremmo una Nuoro più dinamica, prospera, più aperta al mondo, accessibile e connessa, ma la nostra visione confligge con una realtà che ci vorrebbe confinare nel nostro isolamento, quasi che fosse una condanna inesorabile e senza appello, mentre noi ci opponiamo con determinazione». 

Questo contrasto alla rassegnazione, gli studenti del Satta, lo sentono proprio come una sfida. Una delle battaglie, ricordano, che «la nostra Grazia» amava, e che andava contro i pregiudizi, e «sognava un mondo oltre il confine geografico, che guardava oltre l’orizzonte della sua Nuoro». E nel farlo raccolgono anche un invito che qualche tempo fa aveva lanciato lo stesso presidente Mattarella, «nel suo discorso di buon auspicio per il 2026». «Sono trascorsi quasi 100 anni dalla istituzione di Nuoro capoluogo di provincia e dal premio Nobel per la Letteratura della Deledda, autentico orgoglio nazionale – scrivono – ma Nuoro assiste ad una drastica riduzione dei servizi essenziali come la sanità e l'istruzione, vede limitati gli investimenti pubblici, specialmente quelli in infrastrutture tanto che è l’unico capoluogo che ancora oggi non ha un treno nazionale. La sua assenza frena lo sviluppo economico di una vasta area. Lei certamente comprenderà il significato più profondo dell’isolamento che viviamo perché è costante nei suoi discorsi il richiamo alla coesione sociale e territoriale dell’intera nazione, resa possibile, sin dall’esordio del processo di unificazione nazionale, da infrastrutture pubbliche come quella della rete ferroviaria». «Pur sapendo – precisano – che altri organi costituzionali operano le scelte di politica economica, ci rivolgiamo a Lei in quanto garante della Costituzione, testo che per cinque anni ci ha appassionato e che confidiamo diventi anche per noi materia viva nel suo principio di uguaglianza non solo meramente formale, piuttosto come impegno dello Stato a conferire pari valore alle diversità. Confidiamo, dunque, nell’attuazione del principio solidaristico che favorisce la coesione sociale e territoriale nelle aree più svantaggiate come la nostra, e ancora nell'inviolabilità dei diritti civili come quello della salute, dell'istruzione e della mobilità. Ci rivolgiamo a lei perché possa menzionare agli organi di rilievo costituzionale, cui spettano le scelte e gli indirizzi strategici, che esistono le aree interne, quelle più in difficoltà, come la nostra, che non possono essere lasciate a se stesse, sempre ultime, a contrastare lo spopolamento e il declino».

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