Artisti in rivolta: «I nostri murales oscurati dai necrologi»
L’accusa dei realizzatori: «C’era un divieto di affissione ma il Comune ha dato il via libera»
Nuoro Il progetto artistico era nato nel 2016, su iniziativa del pittore Pietro Costa, per celebrare, a vent’anni esatti dalla sua scomparsa, la figura di Angelo Caria. Da allora e fino a qualche giorno fa 33 murales ispirati al politico, poeta, scrittore e personaggio di spicco nonché fondatore del partito Sardigna Natzione, abbellivano il muraglione dello stadio Quadrivio, lato viale Sardegna, prima che alcuni di questi fossero coperti da una parte di necrologi mortuari, in barba al divieto assoluto di affissione sancito ormai un decennio fa dall’ex giunta del sindaco Andrea Soddu e scatenando l’ira di artisti e appassionati della città.
La scoperta «Sul finire di febbraio mi sono recato in viale Sardegna intenzionato a fare un sopralluogo delle opere – racconta Pietro Costa – e ho notato subito che alcune di queste, in particolare quelle realizzate da Elio Moncelsi e Ines Caria, erano state ricoperte dagli annunci funebri. Mi sono recato subito all’ufficio Affissioni del Comune convinto che si trattasse di una svista, invece ho scoperto che quanto accaduto era preceduto da una regolare autorizzazione». E prosegue: «Ho scritto subito una lettera al sindaco Emiliano Fenu e ancora attendo una risposta – incalza Costa –. La richiesta è quella di ripristinare il divieto di affissione perché quando accaduto non è solo uno sfregio all’arte, ma anche un’offesa alla sensibilità dei cittadini e alla memoria di Angelo Caria. Era un amico con il quale ho condiviso tanto tra poesie e pittura. L’amministrazione, a ormai 30 anni dalla sua scomparsa, riprenda a tutelare la memoria di personaggi come lui».
Gli artisti Sulla stessa linea di Pietro Costa sono anche tutti gli altri artisti coinvolti nel progetto del 2016. A partire proprio dal pittore Elio Moncelsi: «Ci sono molti posti in città nei quali poter autorizzare l’affissione dei necrologi – commenta –. Sicuramente, con tutto il rispetto di chi lavora in quel settore, il luogo adatto non sono le superfici che ospitano opere d’arte che, questo caso, erano state realizzate dopo regolare permesso». «Questo è un atto irrispettoso, un’azione di cattivo gusto – aggiunge Moncelsi –, l’arte non si cancella. Io stesso mi stavo preparando per restaurare la mia opera dopo la forte ondata di maltempo, ma adesso aspetteremo che il Comune ripari al pasticcio causato. Intanto, dopo Pietro Costa, anche io oggi protocollerò una richiesta ufficiale in municipio. Quanto avvenuto rappresenta uno sfregio alla sensibilità di tutti i nuoresi».
«Se il Comune non vuole più la mia opera in viale Sardegna – aggiunge l’artista Mario Adolfi –, mi avvisi. Piuttosto che vederla coperta di necrologi vado a rimuoverla. Sono indignato anche io, qualsiasi sia la sua espressione, l’arte va sempre tutelata e difesa». «Quel percorso, che aveva un suo senso artistico, forse meritava una maggiore attenzione anche se chi amministra da poco tempo la città probabilmente non ne conosceva ancora il valore storico – dice lo scultore Pietro Longu –. La speranza è che quei murales fossero trattati come previsto, perché solo in quel caso il distacco dei necrologi non causerà dei danni irreversibili alle opere. Io stesso, appena mi sarà possibile, verificherò di persona lo stato di conservazione della mia opera al Quadrivio».
Il sindaco Il primo cittadino non ha ancora risposto alla lettera di Pietro Costa ma il caso è comunque alla sua attenzione. «Non avevo ancora piena padronanza del fatto – risponde Emiliano Fenu, interpellato sul tema –, ma quel che è certo è che oggi stesso mi adopererò per risolvere la situazione». E rassicura: «È ovvio che in viale Sardegna deve tornare a vigere quel divieto di affissione stabilito dal Comune dieci anni fa – conclude il sindaco – e qualora qualche ufficio dell’ente avesse davvero provveduto a superarlo con un nuovo atto, darò mandato di ripristinarlo. Nelle prossime ore verificherò la situazione ma quel ciclo di murales deve riavere la dignità artistica che merita».
