Il pasticcio della Mostra degli ovini: il Comune mette i soldi mai arrivati
Macomer, corto circuito istituzionale e rimpallo di competenze: e i fondi attesi da parte della Regione non ci sono più
Macomer Un pericoloso “corto circuito” istituzionale, generatosi nell’asse tra Regione Sardegna, Agris e associazioni di categoria, ha rischiato di lasciare al verde le imprese locali, protagoniste del successo della XII Mostra nazionale degli ovini. Per disinnescare questa situazione di stallo e rimediare al mancato arrivo dei fondi regionali inizialmente promessi, il consiglio comunale di Macomer è dovuto intervenire d’urgenza: nell’ultima seduta è stato approvato il riconoscimento di un debito fuori bilancio di circa 30 mila euro, una manovra necessaria per onorare gli impegni presi.
L’origine del problema risiede nei tempi tecnici della politica: l’approvazione tardiva della Finanziaria regionale (giunta solo a fine aprile dello scorso anno) è avvenuta a ridosso dell'evento, svoltosi il 2, 3 e 4 maggio presso il monte di Sant’Antonio. Questo ritardo ha impedito il consueto trasferimento diretto di risorse al Comune. Per ovviare a questa situazione di stallo, la Regione aveva deciso di sbloccare circa 500mila euro di residui di bilancio dell'Agris, destinandoli alle tre grandi fiere sarde del settore: Macomer, Arborea e Ozieri. Sulla base di rassicurazioni ufficiose ottenute in Commissione agricoltura, alla presenza di un assessore comunale, l’amministrazione di Macomer aveva pianificato l'evento contando su una quota di finanziamento superiore ai 100 mila euro. Forti di queste garanzie verbali, sono stati commissionati servizi logistici e organizzativi per un totale di 62.489 euro. Tuttavia, al momento del saldo, il meccanismo burocratico si è inceppato. Tra rimpalli di competenze tra l'Agris, l’associazione regionale allevatori (Aars), la quota effettivamente riconosciuta a Macomer è crollata a soli 33mila euro. Una cifra insufficiente, che ha coperto appena la metà delle spese, lasciando un “buco” finanziario di 29.489 euro.
Le conseguenze sono ricadute direttamente sui fornitori: mentre una parte delle imprese era stata liquidata dall'Aars (in alcuni casi solo dopo la minaccia di ricorrere a vie legali), molti altri operatori erano rimasti nel limbo dei pagamenti sospesi. Tra questi figurano realtà locali, ma anche corpi fondamentali come i barracelli e i vigili del fuoco. «Si è creato un profondo imbarazzo istituzionale – è stato sottolineato con amarezza durante il dibattito in aula – ed era un atto doveroso rimborsare il lavoro svolto dai fornitori, la cui stragrande maggioranza è composta da professionisti macomeresi». Da qui la decisione, politica e tecnica, di farsi carico dell’intera spesa: il Comune ha scelto di attingere a fondi propri di bilancio per chiudere definitivamente la partita, sanando una situazione di incertezza che si trascinava da quasi un anno.
