Etnografia, un tesoretto tutto sardo nei musei di Germania e Svizzera
Ritrovate le raccolte “nascoste” nei magazzini di Amburgo, Basilea e Berlino. Da Nuoro a Stoccarda con Sabine Enders e Giovanni Masala Dessì
Nuoro «È forse arrivato il momento di portare alla luce questi tesori provenienti dalla Sardegna, dove numerosi musei regionali e comunali perpetuano il ricordo dei tempi passati mentre le collezioni etnografiche dei musei stranieri rimangono praticamente sconosciute». A sottolinearlo a chiare lettere è Sabine Enders, storica dell’arte, maggiore specialista tedesca di storia sarda del Settecento. Con lei, c’è anche Giovanni Masala Dessì, nuorese, docente di lingua e civiltà sarda all’università di Stoccarda, nonché editore (www.sardinnia.it). Già autori e curatori di diverse opere sull’isola, stavolta Enders e Masala Dessì presentano una copiosa raccolta di oggetti dell’artigianato e della cultura materiale provenienti da varie zone della Sardegna che l’eclettico commerciante etnologo di fama mondiale Julius Konietzko (1886-1953) acquistò tra gennaio e marzo del 1931 e che ora si trova, «in gran parte inosservata» sottolinea Enders, nei magazzini dei musei etnografici di Amburgo, Basilea e Berlino. La Germania e la Svizzera, insomma, sono ancora una volta custodi di un pezzo preziosissimo della storia millenaria della Terra dei nuraghi.
Nei locali del Markk, il museo di Amburgo, inoltre, è conservata anche la vasta collezione etnografica sarda di Arthur Byhan (1872-1942), etnologo e curatore dello stesso museo, composta da ben 768 oggetti acquistati durante i suoi due viaggi in Sardegna del 1926, nell’Oristanese, nel Nuorese e nel Sassarese, e nota in parte soltanto ad alcuni specialisti grazie ad un articolo scientifico, “Überlebsel bei den Sarden”, pubblicato al suo rientro in Germania.
«L’artigianato sardo è particolarmente ricco e di gran qualità» scrive Sabine Enders nella dettagliata prefazione al volume bilingue italiano-tedesco di Arthur Byhan e Julius Konietzko, “La collezione sarda / Die sardische Sammlung”, pubblicato qualche mese fa con il sostegno dalla Fondazione di Sardegna. Curato dalla stessa Enders e da Giovanni Masala Dessì (che firma anche la traduzione e le schede biografiche), il volume (il 19° delle edizioni Sardìnnia di Stuttgart) verrà presto presentato ad Amburgo, sia nel Circolo degli emigrati sardi “Su nuraghe” sia nel Museo etnografico, il Markk, appunto, il Museum am rothenbaum world cultures and arts.
«Benché fino all’inizio del ventesimo secolo – spiega ancora Enders – la Sardegna fosse poco conosciuta in Europa, era tuttavia considerata dagli studiosi particolarmente interessante in quanto depositaria di una delle più antiche culture del bacino del Mediterraneo, soprattutto nel campo dell’artigianato e degli oggetti della cultura materiale». Lo testimoniano le cento fotografie a colori selezionate che fanno il corpus di questo libro. Cento immagini di altrettanti oggetti conservati nei due musei tedeschi e in quello svizzero. Dai cesti di giunco di Nuoro, Quartu Sant’Elena e Uras ai cesti di asfodelo di Ollolai, da una conocchia di Aritzo a un sonazu di Tonara, da una borraccia a un bicchiere di corno, da un bariletto a una turuddedda, dalle terrecotte al bisso e alle bisacce, dagli amuleti alle daghe, fino a un raro esemplare di fassone, la piccola imbarcazione realizzata con fascioni di fieno palustre tipica di Cabras. Da un paese all’altro, insomma, da una subregione all’altra, passando per Oristano, Desulo, Sinnai. La Sardegna c’è tutta, il percorso va dal Capo di sotto al Capo di sopra, da oriente a occidente. Il viaggio è arricchito da 46 tavole del catalogo fotografico che documenta un complesso di 462 oggetti: è l’inedita collezione privata di Julius Konietzko andata perduta in seguito al bombardamento di Amburgo del 1943. Un patrimonio nel patrimonio.
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