Addio a Nando Snozzi: l'artista ticinese stroncato da un malore in spiaggia in Sardegna
Il pittore e performer celebre per la sua libertà creativa risiedeva da tempo in Ogliastra
Santa Maria Navarrese È l'artista ticinese Nando Snozzi la vittima del drammatico malore avvenuto questa mattina 19 agosto in Sardegna. La tragedia è avvenuta sulla spiaggia di Santa Maria Navarrese, frazione costiera del comune di Baunei, a pochi metri dall'acqua. A nulla è valso il tempestivo intervento dei bagnini di uno stabilimento balneare locale e degli operatori del 118: nonostante i lunghi e disperati tentativi di rianimazione, per il pittore non c'è stato nulla da fare. Snozzi risiedeva da tempo sull'isola, terra d'origine della moglie Filomena.
Una vita per l'arte: da Brera a Parigi
Nato e cresciuto a Bellinzona nel 1951, Nando Snozzi ha consacrato la sua esistenza alla ricerca artistica. Nei primi anni Settanta ha lasciato il Ticino alla volta di Milano per frequentare l’Accademia di Brera, diplomandosi nel 1977 con una tesi sull'Art brut e l’arte diseredata. Un decennio fervido che lo ha visto debuttare nel 1976 in una mostra collettiva, seguita a stretto giro, l'anno successivo, dalla sua prima personale a Locarno. Il suo percorso formativo si è poi spinto fino in Francia, a Parigi, dove ha conseguito la laurea in arti plastiche all’Università Parigi VIII. Dopo aver esposto in tutta la Francia, in Romandia e in Ticino a partire dal 1981, è tornato a vivere a Bellinzona, dove ha fondato il proprio spazio creativo: l’Atelier Attila. La consacrazione istituzionale è giunta nel 1990 con un'importante mostra dedicatagli dal Museo Cantonale d’Arte di Lugano, inaugurando una stagione di regolari esposizioni anche oltre San Gottardo, a Zurigo e Olten.
Il teatro umano
Fin dagli esordi, la cifra stilistica di Snozzi si è fondata su una duplice matrice, espressionista e surreale. Al centro della sua indagine c'è sempre stata la parabola del teatro umano, esplorata nei suoi risvolti comici e tragici. Le sue narrazioni allegoriche venivano spesso collocate in scenari postatomici, in un non-luogo privo di spazio e tempo, popolato da esseri mostruosi. Un mondo dove convivevano sarcasmo, fantasia e umorismo, e in cui l'artista stesso amava raffigurarsi, sdoppiandosi nei ruoli di interprete e spettatore. Artista a tutto tondo, a partire dagli anni Ottanta Snozzi ha affiancato a quadri, acquerelli e sculture originalissime performance dal vivo. Veri e propri spettacoli in cui l'attività pittorica, con grandi figure dipinte live su sfondi pastello, si fondeva con il teatro e la musica in una sorta di «trance ritmica». Un mix di luce e violenza, di sacro e profano: una danza grottesca fatta di denuncia e fantasia che rispecchiava appieno la filosofia dell'artista.
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