Cinque fratelli e un unico amore: il pallone – Ecco il Picconi day
Tutti protagonisti dei campionati interregionali, una rarità assoluta: «Casa nostra era invasa da borsoni e divise»
Nuoro C’è una dinastia di calciatori che, in Barbagia, hanno scritto alcune delle pagine più iconiche dello sport nuorese degli anni Settanta e Ottanta. I fratelli Picconi – Gavino (72 anni), Salvatore (70), Giuseppe (71), Mario (67) e Franco (65) –, originari di Orune, hanno indossato tutti e cinque la maglia della Nuorese calcio, tra giovanili e prima squadra. Inoltre, rappresentano un caso rarissimo nel panorama nazionale, poiché tutti e cinque hanno militato nei campionati interregionali e nazionali.
Il nome dei fratelli Picconi è inciso anche nella storia sportiva di Macomer, Desulo, Carbonia (dove Franco ha militato nel campionato di C2) e dell’Attilia, tra le altre. Sabato 26 settembre è andato in scena il “Picconi day”, una partita giocata dalla famiglia Picconi contro le vecchie glorie della Nuorese nel campo della chiesa di Beata Maria Gabriella, in via Biasi.
«Ricordo ancora gli inizi – dice Gavino –. È sempre un piacere ricordare il passato calcistico quando capita di incontrare vecchi amici, compagni di squadra, parenti». Salvatore, conosciuto “Dolly”, sottolinea il ruolo fondamentale dei genitori: «Grazie ai loro enormi sacrifici abbiamo coltivato la nostra passione per il calcio. La casa era piena di borsoni, divise da lavare, palloni. Non si sono mai lamentati e ci hanno sempre supportato senza indugio».
I Picconi sono stati protagonisti di una delle giornate più intense vissute al mitico Stadio Quadrivio.
Era la stagione 1983/1984, la Nuorese e la San Marco di Cabras si contendevano il primo posto nel “girone N” del campionato Interregionale. «Non abbiamo mai visto lo stadio stracolmo come in quell’occasione, neanche quando vennero la Roma e il Cagliari» ricordano i fratelli. «C’era gente ovunque, anche sopra il tetto degli spogliatoi» dice Giuseppe, “Peppino”, che insieme a Franco ha vestito la maglia degli ospiti quel giorno. «Fu una partita incredibile – aggiunge Franco –, l’atmosfera fu surreale. Era la penultima gara del girone d’andata e noi stavamo sopra di tre punti. Allora la vittoria valeva ancora due punti in classifica. Vinsero loro 2-1, quindi accorciarono a un punto. Alla fine dell’anno ebbero loro la meglio, e vinsero il campionato. C’è da dire ch’erano una squadra veramente forte».
Giuseppe ha una grande carriera da allenatore. Uomo simbolo della storia del Sadosan, ha allenato tantissimi talenti nuoresi e ancora oggi lavora con la categoria “Pulcini”. Alla guida tecnica della Corrasi, negli anni Novanta, ha vinto il campionato di Prima categoria. Stesso risultato l’ha raggiunto da allenatore del Desulo, dov’è riuscito a conquistare il quarto posto finale nel campionato di Promozione. «Quel periodo dovetti organizzare gli allenamenti quasi di notte, mentre i ragazzi del Sadosan li seguivo durante la giornata – racconta Giuseppe sorridendo –. Adesso abbiamo i Pulcini, lavoriamo nel cortile della chiesa del Sacro cuore. Sono tornato alle origini». Il calcio dei fratelli Picconi, fatto di appartenenza territoriale, stadi e collinette gremiti di passione pura, difficilmente si riconosce nei campi di oggi. «Sono cambiate molte cose – afferma Franco –. Anche nelle metodologie, personalmente credo che il livello sia peggiorato. Eppure, per affinare la tecnica, bastano lavori semplicissimi: come mettersi davanti a un muretto e far rimbalzare il pallone. Intere generazioni hanno imparato così a stoppare la palla e fare l’uno-due. Sono usciti grandi campioni, che ora non s’intravedono».
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