Coltivavano la piantagione di cannabis più grande d’Italia, quattro condanne – Tutti i nomi
A gennaio la scoperta a Orani di 40mila piante e di altre 13mila in essiccazione
Nuoro Conclusa con quattro condanne in abbreviato, la vicenda giudiziaria che ha coinvolto a vario titolo Fabiano Benzi, 29 anni, di Ghilarza e residente a Silanus (5 anni), Giuseppe Marrone, 23 anni, di Buddusò (5 anni) e i due uomini originari di Orani, Gonario Morittu di 34 anni (3 anni e 10 mesi) e Pietro Noli di 53 anni (3 anni e 4 mesi), difesi dagli avvocati Francesco Lai, Milena Patteri, Marco Piredda e Lorenzo Simonetti. I quattro, arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro nello scorso mese di gennaio, erano accusati di produzione, in concorso, di sostanze stupefacenti con l’aggravante dell’ingente quantità.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, si era trattato di una delle piantagioni di cannabis più estese mai scoperte in Italia. Nello specifico, una distesa sterminata di oltre 40mila piante messe a dimora e 13mila in fase di essiccazione, per un peso complessivo di circa 3 tonnellate e mezzo. Secondo quanto era emerso dalle indagini, se convertita in droga spendibile sul mercato illegale, il quantitativo sequestrato avrebbe sviluppato circa 370 chili di principio attivo, per un corrispettivo di 15 milioni di dosi, che avrebbero fruttato circa 31 milioni di euro.
In base ai dati degli ultimi due anni in possesso del ministero dell’Interno, era stato scoperto che il numero delle piante sequestrate nelle campagne di Orani ammontava circa ad un quarto della produzione regionale di canapa nel 2024 e a circa un sesto della produzione nazionale nello stesso anno. Sono inoltre essere risultate ben maggiori del numero complessivo di piante sequestrate nell’anno 2024 nell’intera Calabria che è seconda solo all’isola in campo nazionale.
L’operazione condotta dai carabinieri aveva portato alla scoperta di un’immensa piantagione distribuita su due terreni in località Ispodilo, nelle campagne di Orani. I militari dell’Arma l’avevano adocchiata già nel mese di luglio del 2025. Le piante erano distribuite in due terreni. Uno di questi aveva circa 10mila piante ma tutte con valori di principio attivo sotto la soglia consentita dalla legge, l’altro, invece, di 25mila piantine, con valori oltre la norma. Ma non basta: all’interno di due capannoni poco distanti, i carabinieri avevano trovato 13mila piante in fase di essiccazione e altri nove chili di piante di cannabis già inscatolate.
Secondo quanto hanno ricostruito le indagini i quattro arrestati a gennaio sarebbero stati tutti legati sia alla piantagione più estesa sia alla canapa custodita nei due capannoni dell’azienda agricola di proprietà di Pietro Noli. Come detto, la giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Nuoro, Alessandra Ponti, ha accettato la richiesta di rito abbreviato presentata dagli avvocati della difesa prima di comminare le quattro rispettive condanne. (a.mele)
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