Ciclone Cleopatra, gli studenti armati di pale al lavoro per ripulire Olbia

Tam tam su facebook per l’appuntamento, poi come angeli si sono materializzati. Nelle strade, nei negozi e nelle case hanno soccorso chi aveva bisogno

OLBIA. Guardano in faccia la tragedia, sconvolti e impietriti, tra case che sputano fango e il pianto disperato di chi adesso non ha più nulla. Ma loro non conoscono rassegnazione. Così si infilano un paio di stivali e veloci scendono per strada, pronti ad alleviare un dolore collettivo, tremendo e palpabile. Gli studenti delle scuole superiori di Olbia sono lì, in prima linea, tra detriti e mobili scaraventati per terra, a soccorrere con la sola forza delle braccia i figli di una città distrutta. Lunedì si sono messi d’accordo su Facebook tramite una lungha catena virtuale. E ieri mattina si sono ritrovati per organizzare un lavoro che mai avrebbero voluto svolgere. I ragazzi di Olbia sono diventati così gli angeli custodi di una città disperata. «Ci siamo incontrati e poi abbiamo diviso i compiti. Alcuni di noi hanno quindi aiutato a ripulire le scuole con più problemi, altri sono invece entrati nelle case maggiormente devastate, per dare una mano ai cittadini – spiega lo studente Gavino Bacciu, tra le aule del professionale Ipia –. Io studio all’istituto Panedda, che per fortuna non si è allagato. Quindi adesso sono qui, in un'altra scuola, per aiutare studenti e professori». Nei corridoi dell’Ipia, la scuola più colpita dall’alluvione, con aule e laboratori distrutti, c’è anche il preside Gianluca Corda. «Nella tragedia, questa è una scena bellissima. Sono contento, i ragazzi ci stanno dando una mano a ripulire tutto – commenta Corda, mentre tenta di liberare il pavimento dal fango –. Sono arrivati anche gli studenti di altre scuole, fantastico. Adesso ricostruiremo tutto quanto, non ci ferma più nessuno». Anche il liceo scientifico Mossa è devastato dall’alluvione: aule, palestra e corridoi allagati. Ma insieme a professori e bidelli, ci sono ovviamente pure loro, gli studenti. «Questa è la nostra scuola e adesso la ripuliamo – spiega Mara Musinu, mentre spinge l’acqua fuori da una porta – ma non siamo solo qui dentro le scuole. Noi studenti siamo un po’ dappertutto, anche nelle case e nei negozi colpiti da questa terribile alluvione». Dalle stanze di un piccolo ufficio poco lontano, infatti, sbuca di colpo una ragazza molto giovane, con le scarpe impregnate di fango e le mani infilate nei guanti. Anche lei è una studentessa che non vuole stare a guardare. «Studio all’artistico De André, ma per fortuna da noi non è successo nulla – racconta Erika Pala, davanti a una montagna di oggetti tutti da buttare – quindi anche io ho deciso di soccorrere chi ha bisogno. Sono stata dentro le case e ora nelle aziende. Ho visto scene terribili, Olbia è un vero disastro».

Non molto lontano Michele Nieddu, studente del liceo scientifico, riposa dopo una lunga mattinata di lavoro. «Alle 8.30 sono arrivato qui a scuola, poi subito sono andato in via Lazio, che è una delle strade più colpite – racconta il ragazzo – Siamo entrati nelle case ad aiutare gli abitanti a portare via mobili, divani e letti. Siamo sconvolti, quest’alluvione ha distrutto troppe vite. Ho anche visto la casa di un ragazzo con tante passioni. Collezionava vinili e moto d’epoca. Ora non ha più niente, questo dramma si è portato via tutto quanto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes